sabato 26 aprile 2008

INFOCOLLE_ UNA SIMPATICA ESCURSIONE PER TORDI MIGRATORI


L'associazione “Il Tuffetto” in collaborazione con il comune di Capannori, organizza 3 giorni (dal 31 Maggio al 2 Giugno) di passeggiate naturalistiche nei pressi dell’Abbazia di Vallombrosa.

LA VISITA
Andremo alla scoperta della natura e della storia della Foresta di Vallombrosa, caratterizzata dalle antiche cappelle edificate dai monaci.
La loro presenza ha profondamente plasmato questo ambiente rendendolo uno dei più importanti gioielli naturalistici d’Italia.
La Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa, situata interamente nel comune di Reggello (FI),
si estende sulle pendici Nord Occidentali del massiccio del Pratomagno,
dal paese di Tosi fino alla cima del monte Secchieta; la sua estensione è di 1279 ettari.

La storia della riserva è strettamente legata a quella dell’ordine monastico benedettino della riforma di Vallombrosa. Il suo fondatore, S. Giovanni Gualberto, si rifugiò su questa montagna nel 1035.
L’area della riserva è rimasta di proprietà dei monaci fino al 1866, anno in cui viene data in gestione al Corpo Forestale dello Stato.

LA QUOTA DI PARTECIPAZIONE
Costo complessivo: € 138,00 a persona
Gruppo minimo di partecipanti: 50 persone

La quota comprende:
- Trasferimento in pullman turistico da Capannori a Vallombrosa A/R
- Pernottamento (2 notti) presso il Rifugio “Il Paradisino”
in camere doppie o triple con letti singoli
- Colazioni, pranzi e cene in ristorante, bevande comprese
- Visita all’Abbazia e all’Arboreto
- Escursioni
- Assistenza Guida Ambientale Escursionistica
- Assicurazione

La quota non comprende:
Tutto quanto non indicato nella voce “la quota comprende”.

ISCRIZIONI: pre-iscrizione per e-mail all'indirizzo
info@iltuffetto.it oppure per telefono al n.389/7816207.

Conferma previo pagamento acconto di 50,00 € presso la sede dell’associazione “Il Tuffetto”
o presso l’Ufficio Cultura del Comune di Capannori, entro e non oltre il 9 maggio 2008.
Per info: 389/7816207 oppure info@iltuffetto.it
Comune di Capannori – Ufficio Cultura
Tel. 0583-428432 E-Mail: m.ristori@comune.capannori.lu.it Fax 0583-428416

Si fa presente che il Rifugio, come tale, è una
sistemazione diversa da un albergo, si richiede una minima
adattabilità, sono necessari sacco a pelo o lenzuola.

Termine iscrizioni: 9 maggio.

Il Galletto Marzolo.

IN LIBRERIA_ALAIN DE BENOIST, Oltre il Moderno, Arianna, 2005.


Il XX secolo si é concluso nel novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino. Il XXI secolo é iniziato nel 1993, con la prima diffusione su grande scala della rete Internet. Non ci sono dubbi: con l'avvento del Web, della "tela" mondiale, si annuncia un'epoca inedita: l'epoca delle reti. Internet é una rete la cui circonferenza é ovunque e il centro da nessuna parte. Questo medium decentralizzato, interattivo, orizzontale, che collega gli uomini alla velocità dell'elettrone, costituisce una sorta di cervello planetario i cui neuroni sono gli individui. Più di trenta milioni di persone sono già entrate in questa società comunicante globale, che supera agevolmente le frontiere e i controlli. Ogni mese vi si aggiungono un altro milione di contatti. Sulle "infostrade" dove lo scritto, il suono e l'immagine si fondono in un unico linguaggio numerico, si va disegnando un mondo nuovo, un "cibermondo", popolato di "cibercittadini". Nè i governi nè gli uomini politici hanno sinora compreso l'esatta misura di questo fenomeno, e tantomeno delle sue conseguenze.
Ogni evoluzione tecnologica secerne la propria ideologia, e questa ideologia guida il cambiamento sociale. Nelle società tradizionali, il tipo di relazione era principalmente territoriale e si collocava all'interno di uno spazio continuo. L'urbanizzazione ha profondamente modificato quel modello. Alla disgiunzione tra luogo di lavoro e luogo di residenza si sono aggiunte prassi sociali che consentono di uscire quotidianamente dal proprio domicilio (multilocalità). Lo spazio diventa un bene come un altro, che si può vendere, accumulare o scambiare. L'avvento delle reti trasforma e accelera il processo. Mentre la comunicazione diviene il motore essenziale del legame sociale, l'estensione delle reti comporta la frammentazione e la de-istituzionalizzazione delle società. Non si appartiene più, non si aderisce più: l'imperativo categorico é essere "in connessione". I partiti politici non sono più un mezzo forte di affermazione di sé, i sindacati perdono terreno a vantaggio dei "coordinamenti" o delle "associazioni". Nel mondo delle reti non ci sono più nazioni o popoli, bensì appartenenze multiple, aggrovigliate: tribù, diaspore e clans.
Walkman e telefono portatile sono altri attrezzi che liberano dal luogo fisso. "Le vie e le piazze saranno invase domani da mutanti affaccendati che parlano da soli ". Si crea in tal modo una società di nomadi - nomadismo degli oggetti, dei valori e degli uomini -, che privilegia la comunicazione trasversale, appiattendo tutte le strutture istituzionali e piramidali classiche. Un mondo virtuale, senza distanze né scadenze, un mondo di reti criptate incontrollabili, in cui circolano oggetti smaterializzati che possono trasformarsi in oggetti materiali all'arrivo, ma che può anche diventare una giungla finanziaria, mentre le Borse si trasformano in casinò elettronici.
Internet serve a comunicare, ma la sua comunicazione abolisce lo spazio e il tempo, ovvero il contesto entro cui fino a ieri si collocava la libertà umana. In tal modo, la rete incarcera l'individuo in una sfera privata che si limita sempre più al telecomando o alla tastiera. Lo scivolamento progressivo del lavoro verso il domicilio (tele lavoro) va nella stessa direzione. Se si può virtualmente scoprire il mondo restando a casa, si chiede il filosofo Paul Virilio: perchè uscire? Infine, le reti accentuano tutti i tratti essenziali dell'epoca: il gusto dell'immediato (lo zapping), l'oblìo della storia e del perché delle cose, ed il divertimento come modo privilegiato di accesso al mondo. La libertà di espressione si riduce sempre più alla sua forma commerciale, la sovranità assoluta del consumatore. Bill Clinton ha definito il commercio elettronico "il Far West del l'economia globale". In un universo nel quale tutto é a pedaggio (global marketplace), soltanto il mercato distrae ancora dalla solitudine.
L'avvio delle reti crea però anche raggruppamenti di un nuovo tipo. Quando il "Gay Pride" riunisce 300.000 persone a Parigi, quando le Giornate mondiali della gioventù mobilitano un milione di giovani cattolici a Longchamp, quando un milione di tedeschi prendono parte a Berlino a una "love parade", i sociologi parlano di "movimenti popolari non identificati", ribelli agli abituali schemi di analisi. Queste grandi adunate di folla più o meno spontanee rappresentano in realtà il tipo di manifestazione che corrisponde al mondo delle reti. Al di là dell'evidente diversità delle motivazioni, sono una cosa sola: modi postmoderni di affermazione di un sentimento, di una credenza o di un modo di vita condiviso, che si collocano all'interno dell'attuale tendenza all'affermazione di identità comunitarie che esorbitano dalle classiche appartenenze. Cosi, i flussi si sostituiscono dappertutto ai territori.
Internet é solo la forma più immediatamente visibile di questa deterritorializzazione. Siamo soltanto all'inizio di un fenomeno, e sbaglia chi crede che esso possa essere reversibile nel breve termine. L'avvento del mondo delle reti é una sfida. Molte cose, domani, dipenderanno dal modo in cui si saprà darle una risposta.
Beppe Brillo.

venerdì 25 aprile 2008

Storia &Tradizioni_ 63 primavere di Libertà nel ricordo del montecarlese Manfredo Bertini, medaglia d’oro


C’è una medaglia d’ora al valor militare nella storia recente della nostra Montecarlo. La porta con se, nella memoria collettiva a volte un po’ sbadata, un ragazzo morto a 30 anni – gli stessi di chi scrive – per la verità uccisosi facendosi saltare aria con una bomba a mano che teneva, ferito e febbricitante, sotto il mento. Non ci importa oggi della medaglia, avuta postuma come tanti e troppi eroi facili a dimenticarsi nel nostro paese, bensì ci interessa ricordare l’uomo e concittadino, il suo tempo e la sua scelta. Nell’immensa memorialistica del giorno della Liberazione, ahimè oggi sempre più sinonimo di giorno festivo, mentre si dileguano per via naturale gli ultimi protagonisti e le letture più faziose ad uso della politica vanno scemando sotto il soffiare di problemi più pressanti e contingenti per gli italiani, privati del tempo materiale necessario alla coltivazione della propria ampissima identità, a noi resta Manfredo Bertini, il suo sorriso su una foto color seppia, le sue parole prima della morte, la sua passione in vita.
Nato a Montecarlo nel 1914, non era un militare di professione, tanto meno un militante politico, bensì un tecnico della fotografia e del montaggio, coniugato con un figlio, iscritto all’Università di Pisa e noto nell’ambiente cinematografico per le sue competenze in campo cinematografico (prima della guerra aveva curato – ad esempio - la fotografia di Pioggia d'estate del 1937, curandone anche il montaggio, Ragazza che dorme del 1940, Cenerentola e il Signor Bonaventura del 1941, Il Re d'Inghilterra non paga sempre del 1941, La casa senza tempo del 1943). La sua vita verso il sacrificio prende avvio, come quella di tanti ragazzi italiani, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’Italia vede svanire lo stato con le sue istituzioni e diventa essa stessa un campo di battaglia e di rovine. Oggi la storia, con i suoi documenti, ha saputo trasmetterci il dramma di quei giorni letto negli animi dei giovani di allora, tra chi prese la strada dei monti, chi la strada di Salò, chi quella dell’attendismo sicuro. Entrare nel merito ci porterebbe lontano dall’intento di questo nostro post, ma per e nel contesto dell’Italia di quei giorni ognuno prese la strada che considerava obbligata – non dirò appositamente “giusta”, perché travaserei il presente nel passato e continueremmo a non venirne fuori – fosse quella della liberazione dall’occupazione tedesca e dal fascismo, quella della fedeltà all’alleato tedesco ed alla bandiera nazionale, quella della lealtà alla monarchia, quella dell’attesa della fine della guerra.
Manfredo fa la sua scelta ed è in Versilia nell’autunno del 1943 ad organizzare le prime fila della resistenza in Toscana. Scegli il suo nome di battaglia, Maber, dalle iniziali del suo nome e cognome e diventa punto di riferimento – ufficiale seguendo un lessico militare – del gruppo “Marcello Garosi” nella divisione Giustizia e Libertà. E’ il principale ideatore del viaggio di Vera Vassalle, che porterà alla nascita di “Radio Rosa” e conierà il detto “Per chi non crede” – monito per coloro che, seppur antifascisti, titubavano nel passare alla lotta armata - che sarà poi il segnale d’intesa concordato con gli alleati perl’aviolancio di Foce di Mosceta. Il 5 marzo 1944 finisce agli arresti in Versilia, ma con particolari rocamboleschi riesce a dileguarsi per rimettersi ad organizzare l’indebolita resistenza viareggina. Il 10 giugno Manfredo raggiunge Brindisi, si collega con gli alleati, segue un corso di addestramento per entrare far parte del Servizio Informazioni ed in agosto è paracadutato nel Piacentino. Entrato in contatto con la divisione partigiana Giustizia e Libertà “Piacenza” comandata da Fausto Cossu, nel novembre 1944 – dopo un’attività proficua di informazione trasmesse agli alleati che però non rispondono alle sue richieste di invio di armamenti per la resistenza – Bertini resta ferito, già ammalato, durante l’attacco e rastrellamento delle divisioni “Turkestan” e “Littorio”. Il 24 novembre si compie il suo ultimo atto di vita quando, impossibilitato alla ritirata se non a rischio dei propri compagni – decide di distruggere la propria radio trasmittente e suicidarsi con una bomba a mano. Prima del gesto Manfredo trova il tempo di scrivere alla famiglia:

Date le mie condizioni di salute, veramente pessime, a seguito della ferita ricevuta tre mesi or sono, sentendomi incapace a proseguire con mezzi propri, anche per la fatica sostenuta durante la giornata di oggi e d’ieri, sono costretto a fare quello che sono in procinto di compiere, per consentire agli altri componenti la missione di mettersi in salvo e continuare il lavoro. Sono certo infatti che la fatica che li attende i prossimi giorni nel tentativo di mettere in salvo sé e gli apparati sarà tale da non consentire la cura del sottoscritto; e sono certo d’altra parte, dati anche i rapporti di parentela e di stretta amicizia che mi legano con i componenti le missioni Balilla I - Balilla II, che per nessuna ragione al mondo, diversa da quella che io stesso sto per procurare, i detti componenti abbandonerebbero il sottoscritto. Giuro di fronte a Dio che la mia di stanotte non è fuga e questo desidero sappia mio figlio.

Groppo, 24 novembre 1944Manfredo Bertini


Questo quello che oggi possiamo raccontare. Manfredo riceverà il 4 dicembre 1945 la laurea “ad honorem” dall’Università di Pisa, poi la Repubblica Italiana conderà a lui una medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:
Iniziatore della costituzione di unità di patrioti in Toscana, partecipava a molte azioni di guerra contro i tedeschi con raro sprezzo del pericolo. Traversate le linee si metteva a disposizione degli Alleati e si faceva aviolanciare in territorio occupato dai tedeschi. Incaricato dell'organizzazione del servizio informazioni inviava agenti nell'Italia settentrionale, trasmetteva più di 200 messaggi di notizie militari e collaborava nell'attuazione di numerosi lanci dagli aerei. Combattendo a fianco di un gruppo di patrioti rimaneva gravemente ferito e parzialmente paralizzato ad un braccio. In altra violenta azione contro soverchianti forze nazifasciste dopo essersi strenuamente difeso, esaurite le munizioni, immolava la sua giovane vita per la rinata libertà della Patria.Toscana, settembre 1943-30 novembre 1944.


Oggi lo ricorda una lapide appesa alla casa paterna in Montecarlo, una piazza intitolata nella frazione di San Salvatore, un monumento sul luogo in cui si tolse la vita alle Aie di Busseto nel comune di Pecorara in provincia di Piacenza. In provincia di Piacenza, inoltre, la storia di “Maber” Bertini è anche divenuto tema di un concorso scolastico da cui è nato un fumetto che ne narra le vicende. Con questo breve articolo vogliamo contribuire anche noi, contro l'andare fatale del tempo, ricordare - uno tra i molti certamente di cui la storia oggi ci lascia ancora il silenzio - un nostro concittadino, prima di tutto, caduto in gioventù nella battaglia della libertà d'italia. Farlo vivere ancora nella memoria a futuro ricordo di un momento in cui il nostro paese si trovo a lotta fratricida e dal cui sangue sorse l'Italia democratica di oggi. Dimenticare significa perdere il senso del sacrificio di molti, disperdere il senso della storia d'Italia, indebolire la nostra identità e prepararsi a seminare nuovi e più funesti presagi sul futuro. Un nuovo modo di comunicare si rende necessario.

Vittorio Fantozzi di Taccone

giovedì 24 aprile 2008

Pensieri Liberi_ Omaggio libero e liberatorio a Mario Brega

Un attore italiano ed un pensiero di pochi attimi dedicatigli nell'andare fatale del tempo.. Mario Brega, che molti ricordranno come il guercio spagnolito dei film western di Sergio Leone.. un caretterista dimenticato della commedia italiana degli anni ottanta, immortalato e consegnato alla leggenda nei film di Vanzina e Verdone. Un pensiero, così, per ricordare e ridere, in attesa di una primavera piena e solare...

mercoledì 23 aprile 2008

Salute & Ambiente_La Nutria arriva a Montecarlo



La Nutria (Myocastor coypus) è un grande roditore con abitudini acquatiche originario del Sud America. Gli adulti misurano fino a 90 cm e possono raggiungere un peso di 8 kg; è caratterizzata da una folta pelliccia brunastra (ma esistono diverse variazioni di colore), coda cilindrica priva di peli e zampe palmate per facilitare il nuoto. Allevata soprattutto negli anni '70-'80 per la produzione di pellicce (il cosiddetto “castorino”) oggi, in seguito a liberazioni sia deliberate che casuali, si è largamente naturalizzata nelle aree umide di quasi tutta Italia. Si nutre prevalentemente di vegetali, scava tane lungo gli argini lunghe fino a 5 metri e con apertura di 50 cm circa ed è in grado di riprodursi già all'età di 3-7 mesi, producendo 4-5 piccoli per parto. Essendo un animale alloctono, ossia non tipico delle nostre zone, non ha praticamente predatori naturali e solo i giovani individui possono essere cacciati da volpi, rapaci o cani. Questo fattore ne ha determinato un'ampia e incontrollata diffusione, che ha causato danni alla vegetazione naturale (molte piante acquatiche si sono rarefatte in conseguenza alla pressione di questo animale), alle coltivazioni e alle arginature di strade e canali, in molti casi crollate per via delle tane scavate al loro interno.
Già da tempo la presenza della Nutria era segnalata lungo i canali ed i corsi d'acqua collegati con il torrente Pescia di Collodi (come ad esempio nel fosso di Montecarlo) in stretto contatto, quindi, con il Padule di Fucecchio, dove vivono grandi nuclei di questo roditore.
Degno di nota, invece, il ritrovamento di un esemplare morto, probabilmente investito da un'automobile, lungo la Via di Montecarlo (nei pressi del campo sportivo), in una zona collinare e, in ogni modo, non troppo vicina ai corsi d'acqua che fungono da collegamento con i vari paduli. Ricerche più accurate hanno dimostrato, poi, la presenza di alcune tane nella pertinenze del rio San Gallo.
Una nuova specie si aggiunge, quindi, alla fauna del territorio di Montecarlo, con la speranza che la sua diffusione non crei ulteriori danni al nostro ambiente e alle sue coltivazioni.

Roberto Pellegrini




L'esemplare trovato morto lungo la Via di Montecarlo

giovedì 17 aprile 2008

Il Colle dello Sport_ Da Youtube un Michele Bartoli alla Liegi-Bastogne-Liegi 1997

Il filmato ci accompagna lungo le vie della gloria del nostro concittadino Michele Bartoli mentre si avvicina - il 1 giugno prossimo - la terza edizione della Gran Fondo che porta il suo nome. A breve potremo editare alla visione di tutti i lettori il programma della manifestazione, una delle maggiori novità degli ultimi tempi montecarlesi.

Faustino

mercoledì 16 aprile 2008

Il mio viaggio in Burkina Faso - sesta puntata

... vista del centro storico di Tougouri, al tramonto, dal loggiato di una bouvette ...

Il racconto, in questa sesta puntata, è incentrato sugli ultimi giorni della seconda settimana passata a Tougouri … giorni pieni di impegni … e di stupende sensazioni!

VENERDI’ 25 GENNAIO 2008
Mi alzo presto perché devo rivedere il computo metrico del nuovo fabbricato del CREN. Il lavoro mi impegna fino alle quattro del pomeriggio perché i conti del preventivo che era stato già preparato non tornano e quindi sono costretto a ricominciare tutto daccapo (ed a rifarlo due volte per la paura di aver sbagliato io, avendo a disposizione solo una mini calcolatrice digitale).
E’ quindi già tardo pomeriggio quando esco di casa e con la bicicletta decido di andare verso il barrage per vedere i lavori in corso della nuova strada, e per avere nel contempo l’occasione di fare quattro chiacchiere con la gente.
Nel mio girovagare incontro Serena che esce dal telecentre Wend Kuuni (posto telefonico pubblico Dono di Dio) e insieme vediamo passare il Toyota con Barbara e Laurentine di ritorno dai villaggi, mentre siamo comodamente seduti ad una bouvette con in mano una bibita fresca e negli occhi uno splendido tramonto. La foto che pubblico non rende nulla della magia del luogo e del momento.
E dire che tante persone mi chiedono cosa ci si trovi ad andare in posti così! Anche questa è una risposta.
Ma la giornata prosegue regalandomi una sera straordinaria. Comincia tutto con un buio pesto e con un fitto tetto di stelle visibili fino alla linea piatta dell’orizzonte, e poi sono così basse che … anche la quotidiana telefonata da casa, aiutata da un tale scenario … ha una durata più lunga del solito ed un’emozione aggiunta.
Dopo cena si presenta invece la luna piena: un disco che dall’orizzonte tinge tutto di rosso prima di risplendere in alto e inondare il panorama di una luce fortissima.
Sembra giorno, e con Mauro e Serena decidiamo di fare una passeggiata lungo il vialone principale. Ci lasciamo alle spalle il villaggio con le sue luci (!!!) ed io decido di levarmi una personale soddisfazione: chiedo ai miei amici di proseguire nella camminata e di lasciarmi solo, poi mi distendo in mezzo alla strada per ammirare lo spettacolo offerto dal cielo.
Nei dieci minuti che passo in questa posizione ho modo di pensare a tante cose, mi concedo persino un confronto con … la Via Romana.
Non so se per colpa mia o perché si sono dimenticati di me, ma perdo anche i miei compagni. Torno da solo a casa e quando, dopo aver atteso invano il ritorno dei dispersi, mi distendo sul letto è abbastanza dura a prendere sonno!

SABATO 25 GENNAIO 2008
Un’ altra giornata da segnare tra quelle indimenticabili! Oggi è previsto molto lavoro, anche se il tutto comincia un po’ più tardi perché l’aria fresca del mattino, e le emozioni della sera prima, mi invitano a stare a letto fino alle otto e mezzo.
Insieme a Barbara torniamo dal Sindaco per avere l’autorizzazione a cominciare i lavori dello chateau, ma Monsieur Charles ci dice che mancano ancora delle verifiche sulle caratteristiche dei pozzi e quindi è tutto rinviato ai prossimi giorni, ci farà sapere.
Ci avviamo mestamente verso il CREN dove troviamo Mathias alle prese con la rottura di un tubo che porta l’acqua allo chateau delle suore. Risulta fondamentale il mio supporto tecnico (si fa per dire!) e l’intervento di riparazione ci fa trascorrere un po’ di tempo insieme, tra battute … e docce di acqua fresca.
La festa finisce con una telefonata di Marco Bechini che vuole aggiornamenti sui vari lavori ma soprattutto mi chiede di spedirgli, entro sera, il computo metrico aggiornato del CREN. Torno subito a casa per completare le ultime verifiche e per spedire il tutto.
Dopo cena era previsto un salto in discoteca ed invece, tutti d’accordo, ci fermiamo intorno al tavolino sotto il loggiato di casa, rigorosamente al buio, per una serie di discorsi edificanti e di alto spessore.
Il computer di Serena ci offre anche il sottofondo musicale e la canzone di Benigni “Quanto ti amo” fa venire i brividi!
Andiamo a letto quasi alla stessa ora di sempre, ma con Mauro dobbiamo ancora approfondire qualche elevato concetto e, non al buio ma alla luce delle candele, arriviamo quasi alle due.

DOMENICA 26 GENNAIO 2008
Come tutte le domeniche, alle sette e mezzo tutti alla messa. Oggi c’è il pienone ed è necessario l’intervento di un catechista con funzioni di “maschera” per accompagnare i ritardatari alle panche e, all’occorrenza, per invitare gli occupanti a stringersi per fare posto! Il parroco non si fa commuovere da tanta affluenza e dopo poco più di un’ora e mezzo ci invita ad andare in pace.
Torno a casa per concedermi una abbondante colazione ma quando rientra Barbara mi dice che ne avrei potuto fare a meno perché siamo tutti invitati … a due funerali.
E qui si rende indispensabile descrivere come si svolgono i funerali tradizionali: immediatamente dopo la morte, anche per motivi dipendenti dal clima, il defunto viene “interrato” dove capita, non essendoci luoghi deputati a tal scopo come i nostri cimiteri, e poi, a distanza di tempo, si celebra il “funerale” vero e proprio. La cerimonia prevede infatti che siano presenti tutti i parenti e conoscenti, a volte provenienti da luoghi lontani, e quindi l’organizzazione richiede tempi piuttosto lunghi.
La prima cerimonia alla quale partecipiamo, in una corte fuori dal villaggio in località Watinoma, è stata organizzata per una persona defunta da circa un anno.
I partecipanti si riuniscono all’interno della corte (c’è comunque anche quaggiù chi è allergico al fumo delle candele e trascorre il tempo a passeggiare nei dintorni) dove, con il prete e tutto il suo staff di catechisti e coristi, si intonano canti religiosi, si recitano preghiere e si leggono brani del Vangelo.
Seguono le orazioni ed i ricordi di alcuni parenti e amici che a turno entrano in casa per salutare il defunto: la tradizione vuole infatti che questi rimanga in casa fino alla celebrazione del funerale, poi la sua anima (o chissà cosa) può uscirne per la sua destinazione definitiva.
Dopo la lunga cerimonia, che ha quasi la durata di una messa, arriva il momento di festeggiare con una gran mangiata all’aria aperta.
Funziona un servizio di catering (ognuno porta qualcosa) ed una cucina “espressa” con forno, griglie e … l’immancabile polvere di contorno.
Dopo qualche ora ci spostiamo all’interno del villaggio, nei pressi del mercato, dove si celebra il secondo funerale. Anche qui si ripetono gli stessi riti, alla presenza di un numero maggiore di partecipanti dato che sono convenuti anche quelli che hanno festeggiato il primo defunto.
Le due cerimonie ci “impegnano” fino alle tre del pomeriggio ed al ritorno a casa siamo tutti abbastanza cotti … oltre che pieni.
Dopo il meritato riposo tardo-pomeridiano tiriamo tardi fino all’ora … di cena, passeggiando nei dintorni della missione e facendo ognuno le canoniche telefonate a casa.
In serata si presenta anche un motivo di preoccupazione per tutto il gruppo perché Mauro accusa un forte mal di testa con vertigini e vomito. Lo convinciamo a prendere due Tachipirine ed a buttarsi sul letto.
Continuiamo a commentare questo fatto spiacevole fino a quando, dopo un po’, lo sentiamo russare nel suo inconfondibile stile. Più rilassati, anche noi decidiamo di concludere qui la giornata. A domani!

Mangiar&Bere_ Continua con successo il corso sommelier della Fisar

Ci onora il palato rimembrare e condividere con tutti i volatili del web il gustoso proseguire del corso di sommelier della Fisar di Montecarlo (qui sotto una diapositiva di un partecipante). Nel merito offriamo a tutti un estratto, firmato Tordo, della seconda lezione sul rapporto tra i sensi ed il vino... per informazioni e contatti c'è www.fisarmontecarlo.it

In Libreria_ Nel 100° anniversario della Nascita di Giovannino Guareschi


Il primo maggio del 1908, nella Bassa parmense, a Fontanelle, «dove il Po è un serpente d'acqua che s'aggira sinuoso nella pianura, tra grandi distese di granoturco e campi di erba medica», nasce Giovannino Guareschi. Cento anni fa vedeva la luce quindi uno scrittore popolarissimo presso la gente comune, ignorato o sottovalutato dalla critica che conta e dai 'canoni' ufficiali e falsificati della letteratura italiana del Novecento che dalla Bassa emiliana trarrà una fonte d'ispirazione continua per i suoi racconti. E ad aprire i festeggiamenti per questo centenario arriva la prima biografia, dopo tanti studi, di Guareschi, scritta da uno dei narratori che alla cultura emiliana ha dedicato anni di studio e di ricerche d'archivio, onnivoro di quei giornali umoristici che sono stati una vera e propria palestra letteraria e che non riescono ad essere ricordati, come invece avviene per le riviste letterarie 'tout court', nelle storie letterarie. Parliamo di Guido Conti, che da una decina d'anni si accanisce nelle sue ricerche d'archivio portando alla luce scritti rari sia di Zavattini, sia, appunto, di Guareschi, tanto che, oltre a questa «biografia di uno scrittore» che sarà in libreria da mercoledì prossimo, ha appena edito presso la Mup di Parma un volume fotografico Il Don Camillo mai visto, in cui Egidio Bandini e Giorgio Casamatti mettono a fuoco il punto di vista di Guareschi sulle trasposizioni cinematografiche dei suoi libri, in quanto la sua sceneggiatura, i suoi suggerimenti sui luoghi di ambientazione, le correzioni che aveva proposto, rimasero infatti quasi sempre inascoltati dal regista Duvivier, con un recupero di scene mai viste tratte dalle versioni francesi di Don Camillo e Il ritorno di Don Camillo, più complete, secondo Casamatti, e vicine allo spirito guareschiano. Spirito che Guido Conti riesce a restituire appieno anche in questa biografia, tracciando non solo il percorso personale, a volte segnato da situazioni estremamente dolorose, di Guareschi, ma inquadrando la sua figura nel tempo storico e nelle situazioni sociali che sono anche oggetto di critica nei suoi scritti. Di Guareschi, Conti adotta la prosa semplice e partecipe, quasi sanguigna al contempo, al punto che lo scrittore si immedesima totalmente in questo percorso di vita, soffrendo e gioiendo insieme al suo protagonista, accompagnandolo verso la rivelazione della sua ve- rità d'uomo, una verità per nulla semplice, visto che Guareschi in un brano citato nella biografia si definisce «monarchico in una repubblica; di destra in un Paese che cammina decisamente, inflessibilmente, verso sinistra; sostenitore dell'iniziativa privata in tempi di statalismo; assertore dell'unità in tempi di regionalismo; assertore di italianità in tempi di antinazionalismo; cattolico intransigente in tempi di democristianismo, io non sono stato - come poteva sembrare - un 'indipendente' bensì un 'anarchico'. Non 'uomo libero', ma 'sovversivo'».
È una biografia critica quella che ci propone Guido Conti, in cui la parola è spesso lasciata a Guareschi che parla di sé, che si rivela e si mette a nudo, che spiega le sue vicende esistenziali, dalla morte che lo sfiora da bambino a causa della febbre spagnola ad una gioventù vissuta in povertà a causa del crollo economico della famiglia, dalla casa distrutta dai bombardamenti alleati a Milano fino ai due anni in un lager. E ancora troviamo un Guareschi che, negli anni Cinquanta, si batte per un'Italia migliore, che per questo motivo finisce in carcere per oltre quattrocento giorni, che, come Testori e Pasolini, giudica con sospetto gli anni del boom economico, dove tra i grattacieli, sente soffiare «un vento caldo e polveroso che sa di cadavere, di sesso e di fogna». Conti dedica ampio spazio alla lettura delle sue vignette, al suo 'essere contro' le lobby dei partiti, un'idea di ricchezza che viene barattata con i valori tradizionali e sacri del mondo contadino. Questo risulta anche uno degli aspetti inediti di questa biografia, in una lettura integrale del mondo di Guareschi che pone in una luce diversa anche il valore del suo «mondo piccolo». Non è solo la «biografia» di un uomo, ma anche di una stagione culturale che vede nei giornali umoristici dal 'Bertoldo' al 'Candido' una palestra per grandi scrittori come Cesare Zavattini, Giovanni Mosca, Marcello Marchesi, ma anche per registi come Fellini, scrittori che come Guareschi sono ancora in cerca di un posto adeguato e degno nella storia della letteratura italiana.
Come TordoWeb, nei nostri video a latere dedichiamo una serie di filmati al mitico Giovannino e vi auguriamo buona educativa lettura...
Mia Santità
Guido Conti
Giovannino Guareschi, Biografia di uno scrittore
Editore Rizzoli
Pagine 590
Prezzo 21,50 euro

InfoColle_ Una giovane band emergent... già emersa a Montecarlo


Chi pensa a Montecarlo di Lucca come ad un irto colle di solitari secolari oliveti e prestigiosi infiniti filari di nobili viti, dove magari l’anima degli uomini trova modo solo di rilassarsi a sera dalle fatiche d’una vita ormai a 7 mega di banda, ebbene costui si sbaglia alla grande. Non sappiamo se sia l’humus di questa nostra terra, benedetta dal signore e dal sudore di generazioni e generazioni di contadini ed agricoltori, ad nutrire ed offrire l’ispirazione giusta a tanti dei suoi figli nel mondo delle arti e della cultura, oppure si tratti del preludio di un nuovo assalto del mondo della piccola provincia italiana al mondo postmetropolitano, ma di fatto in Montecarlo la primavera non ha germogliato solo sui rami e nei campi di Cercatoia e Poggio Baldino.
Tra i germogli di questa primavera ecco comparire i “Punkinari”, band emergente tra le più giovani generazioni – quelle cui non darebbe credito alcuno per intenderci con gli accademici da bar – combinata da alcuni nostri concittadini. Che frase seriosa, questa. Per parlar fuori dai denti, Giacomo Panattoni (voce, chitarra, tastiera, basso) Riccardo Chiaravallo (batteria), Francesco Di Giulio ed Edoardo Agostini (basso) si presentano ufficialmente con una loro “propria” produzione discografica che, finalmente diciamo noi, può farli conoscere al più vasto pubblico montecarlese e non. Un bel cd, con tanto di copertina pre-futurista ed i testi delle dieci canzoni (saranno ancora tali o bisogna dire pezzi, tracce,, singoli???) presenti in questo primo album che non ha un nome ma porta con se a titolo il nome del gruppo, appunto “Punkinari”.
La nostra recensione a livello prettamente musicale sarebbe un’offesa che non vogliamo recare, a semplice causa e constatazione della nostra “non idoneità” anche se tutti i pezzi del cd al nostro orecchio si sono susseguiti felici uno dopo l’altro. Per comodità del nostro lettore noi lo rimandiamo al sito di questa validissima band montecarlese, sia per avere un’idea concreta di questa generazione – che non è solo quella che ci racconta Studio Aperto o Lucignolo - quanto per ascoltare alcuni dei brani editi da questa anime montecarlesi. Chi potesse contribuire in qualunque modo alla coltivazione di questo sogno in corso di realtà lo faccia, per piacere.
Il sito dei Punkinari è www.myspace.com/punkinari

Tra le diverse canzoni il testo di una, “Maschere”, ci ha particolarmente colpito e folgorato e la dedichiamo ad ogni montecarlese perché abbia fiducia nei suoi giovani e ad ogni nostro lettore perché ci impari a conoscere fuori dai luoghi comuni e dai nostri ristretti confini geografici:

… come se l’ambizione non è più realizzarsi sempre più in qualcosa in cui crediamo fortemente, ma ora tu dimmi dove finirà soffocata la realtà da questa apparenza che ha condizionato l’anima oooh e adesso….


Bravi… no. Grandi ragazzi, continuate innanzi…
Taccone Idrofobo

martedì 15 aprile 2008

Pensieri Liberi_ ...Che ci faccio quaggiù lontano da casa?

“chissà per quale strano motivo … ma sono di colpo angustiato da domande del tipo: … che ci faccio quaggiù lontano da casa? … riuscirò a reggere ancora per tre settimane e mezzo? … e porterò a termine qualcosa di tutto quello che mi ero prefisso? “

Questa era una delle frasi ricomprese all'interno della quarta puntata del viaggio in Burkina raccontatoci da Paolo Miniati.

Queste parole mi hanno rimuginato in testa per alcuni giorni, nell'intenzione di scrivere un commento al post, ....poi ho deciso di scrivere su questo un post.

Paolo non ho una risposta, ma voglio inserire alcuni dati:

-1,3 miliardi di esseri umani vivono oggi nel mondo con meno di 1 dollaro al giorno, e 4,3 miliardi di persone vivono con una media di poco meno di due dollari al giorno.


-Nel mondo vi sono 800 milioni di disoccupati o sottoccupati, in compenso i lavoratori bambini sono stimati in 250 milioni.


-L'80% della popolazione mondiale possiede solo il 15% delle ricchezze, (mentre il 20% più povero ne possiede solo il 1,1,%).


-Sono almeno 600 milioni le persone che abitano in ambienti che minacciano la loro salute e vita.


-La provvista di acqua pro capite nei paesi in via di sviluppo è oggi solo un terzo di quella che si aveva nel 1970.


-Nei paesi in via di sviluppo le donne adulte analfabete sono ancora il 60% in più rispetto agli uomini.


Potremmo continuare........ma annoierei, concludo solo dicendo che secondo studi nella Nazioni Unite basterebbero 80 miliardi di dollari all'anno per garantire a tutti gli abitanti del pianeta i servizi fondamentali: meno dell'1% della ricchezza globale.


Non ti so dire Paolo che cosa ci facevi te laggiù .......ma a volte guardandomi intorno, ascoltando i politici, percependo la “rumorosa” indifferenza della nostra società mi domando, ma, a parte la famiglia, “che cosa ci stiamo a fare qui ...casomai”.

sabato 12 aprile 2008

Il mio viaggio in Burkina Faso - quinta puntata


E’ del tutto casuale, ma anche il nuovo racconto parte da un giorno non proprio dei migliori … e questa volta a causa della salute …

MARTEDI’ 22 GENNAIO 2008
Oggi c’è poco da dire, sono stato male. Quando, alle tre di notte, mi sono alzato per andare in bagno ho avvertito subito la spiacevole sensazione di avere la febbre. E ne ho avuta piena conferma quando me la sono misurata prima di fare colazione: la temperatura era salita a quasi trentotto gradi (per la precisione 37,8)
Immediate le prescrizioni mediche di Barbara: due tachipirine (ma io ne ho presa solo una!) e un giorno di riposo in casa.
Durante la mattinata arriva il preventivo dell’Entreprise de Construction Sawadogo Désiré per la costruzione dello chateau: rimango stupito del costo, perché si prevedeva una spesa tra settemila e novemila euro ed invece sono sufficienti 3.280.100 CFA, corrispondenti a cinquemila euro in cifra tonda.
Cominciamo ad interrogarci su come spendere, in modo costruttivo ed efficace, i restanti ottomila euro che mi hanno affidato i tanti amici di Montecarlo e dintorni.
Con l’antipiretico la febbre non tarda ad andarsene e così nel pomeriggio decidiamo, con il permesso del “medico”, di non perderci la partita della Coppa d’Africa. Da oggi peraltro è in funzione un nuovo punto di visione presso l’atelier, grazie ai ragazzi del centro che hanno istallato una parabola.
Colgo l’occasione dell’intervallo per rispondere alle numerose mail che trovo sul computer, ce ne sono ben sette: due dal Comune e poi Filippo, Frediano (che non ha ancora memorizzato il mio indirizzo esatto), Franco Carmignani, Marco del Gruppo Scout di Orientano e perfino una risposta ad un mio sollecito da parte della Società Acque (per la verità quello che mi scrivono non è affatto convincente ed io, malgrado i postumi della febbre, ritrovo l’humor per rispondere in modo ironico e canzonatorio).
Intanto la squadra del Camerun perde per tre a zero con l’Egitto e quindi mi riavvio stancamente verso casa.
Salto la cena, saluto tutti e mi distendo sul letto (stasera a luce ancora accesa!) con la speranza di risolvere del tutto i problemi di salute durante la nottata.

MERCOLEDI’ 23 GENNAIO 2008
Mi alzo abbastanza in forma con la febbre appena a 37,2. Barbara mi consiglia di andare al dispensario per fare l’analisi della malaria (si chiama “goccia spessa”), ma il Dottor Rigobert, che capita casualmente in casa, afferma con aria professionale che a causa del freddo non ci sono moustiques e quindi nel villaggio non sono segnalati casi di paludisme, e poi la mia faccia dimostra che non si tratta di malaria ma di banali disturbi da ambientamento. Mi anticipa una imminente diarrea e, siccome quaggiù la sanità funziona, il disturbo arriva puntuale!
Tra una “seduta” e l’altra, con Barbara andiamo a trovare Don Johanny che ci dà la sua approvazione per realizzare il deposito accanto al pozzo esistente presso l’atelier ed il centro dell’elettricità. A suo dire l’area in questione è destinata ad impianti sportivi e quindi è pubblica.
Per quanto riguarda invece la somma ancora a disposizione, ci consiglia di realizzare un nuovo pozzo nel vicino villaggio di Yalgoo dove ci sono solo due forage, oltre a vari pozzi tradizionali non affidabili per scopi alimentari, che servono una numerosa popolazione e quindi alla sera si verificano “bagarre” (che vuol dire assembramento) di utenti, specialmente donne.
Io mi dichiaro d’accordo per questo investimento e chiedo di avere dei preventivi e di conoscere i tempi di realizzazione.
Ritorniamo al centro e con Mauro (due geometri a Tougouri!) decidiamo di prendere le misure dei fabbricati per posizionarli sulla cartografia del piano regolatore. Secondo i nostri rilevi, sembra che non tutti gli edifici ricadano dentro l’area di pertinenza ma, con l’aiuto di Oliviero che ci fa vedere sul posto i picchetti interrati in cemento che delimitano la parcelle, arriviamo alla conclusione che la carta che ci hanno dato non è molto precisa.
A cena siamo invitati dai preti, che hanno organizzato una festicciola per salutare gli ospiti pisani che domani tornano a casa.
Io sono sempre alle prese con i disturbi intestinali e quindi mi limito ad assaggiare qualcosa. Di fatto oggi a livello pasti è andata quasi in bianco, considerato che a pranzo ero da solo e mi sono preparato pasta all’olio e parmigiano.
Anche stasera quindi vado a letto leggero, sono poco più delle nove ma mi addormento subito.

GIOVEDI’ 24 GENNAIO 2008
Sveglia alle sette in splendida forma (dieci ore filate di sonno non sono poche!). Si fa colazione con i pisani che partono, per cui si sprecano saluti ed abbracci.
Siccome sono presenti anche i cinque ragazzi del centro dell’elettricità colgo l’occasione per regalare loro le maglie con il logo del vino di Montecarlo, un cadeau dell’amico Vittorio Fantozzi. Io indosso la maglia con il campanile e la scritta “I love Montecarlo” e ci facciamo una foto insieme sotto il loggiato di casa. La foto in se non è un granchè (Barbara è bravissima, ma come fotografa ha da imparare) ma è una bella testimonianza del gemellaggio che ormai unisce i “miei” due paesi.
Insieme a Barbara, Serena e Mauro andiamo a Kaya per fare acquisti e rifornirci di gasolio per il generatore ausiliario della centrale elettrica.
Pranziamo al ristorante “Le Gracies”: ragout per quattro, con pochi e piccoli pezzi di carne di montone in una montagna di niam-niam, bietole con la consistenza ed il sapore delle patate. Per non resuscitare problemi intestinali scanso l’acqua della brocca e chiedo una Fanta. Tanto è il gas contenuto nella bibita che la precauzione si dimostra pressoché inutile.
In compenso la spesa è piuttosto contenuta: compreso pane e servizio il pranzo ci costa 550 CFA a testa, poco più di ottanta centesimi di euro.
Al rientro a Tougouri, vado a trovare Oliviero che mi mostra orgoglioso le sue nuove costruzioni. Sta realizzando tre casette circolari in muratura con il tetto in legno e devo dire che, a paragone degli standard locali, sono veramente di una categoria superiore.
Insieme facciamo un giro del mercato e, con un tale cicerone, ho modo di conoscere un sacco di gente nuova.
Per tutti ha una battuta, in un esilarante ed improbabile melange italo-franco-morè. Tra le tante ne ricordo una fulminante riferita alla affermazione di un signore seduto al bar: “E’ Dio che pensa a nutrirci” la risposta immediata di Oliviero è “Con voi mi sembra che ci abbia pensato poco!”
Forte di tali esperienze, a sera mi viene da considerare che con oggi sono passati undici giorni dal mio arrivo a Tougouri e che … mi ci trovo proprio bene!

Alla prossima settimana con una nuova puntata, Nasara

Salute & Ambiente_ Non solo Tordi: dove osano le Poiane


Uno degli esemplari di Poiana presenti a Montecarlo


Per il secondo anno consecutivo i cieli di Montecarlo ospitano una stupenda coppia di Poiana comune (Buteo buteo).
Questo rapace diurno, la cui apertura alare può arrivare fino a 1,30 m, è diffuso nelle aree boschive di tutta Europa, nidificando in ogni regione d'Italia.
Il nido viene costruito sugli alberi o sulle pareti rocciose e la femmina depone solitamente 2-3 uova che si schiudono dopo circa 35 giorni.
Le prede sono costituite da piccoli mammiferi, insetti, rettili e uccelli.
Con un po' di fortuna e un buon binocolo potremo osservare questo magnifico animale librarsi nell'aria sopra il bosco dei Comunali, godendo una volta di più di una delle straordinarie ricchezze naturalistiche del territorio montecarlese.

Roberto Pellegrini.

giovedì 10 aprile 2008

INFOCOLLE_DOMENICA 27 MARCIA DELLE VILLE

Dedicato a tutti i tordi amanti della corsa.
Vi giro questa mail inviatami dall'ufficio cultura del comune di Capannori.
Domenica 27 aprile si svolgerà la 32^ Marcia delle Ville. Tradizionale quanto affascinante passeggiata tra le più belle dimore storiche della piana di Lucca e Capannori, che costituiscono un patrimonio ineguagliabile a livello mondiale. I Marciatori Marliesi si sono superati, proponendo percorsi estremamente affascinanti, che riconciliano l'uomo con la natura. Dunque per domenica 27 aprile un appuntamento imperdibile per chi desidera riposare la mente e stimolare il corpo in un caleidoscopio di colori che solo la Marcia delle Ville sa regalare.
Gambero Marciatore.

Per Info: http://www.marciatorimarliesi.it/

Pensieri Liberi_ Al Voto

AL VOTO
Poche ore, molta pazienza, e la mezzanotte di venerdì scandirà il silenzio, atteso, voluto, bramato. Poi il baccanale riprenderà, ancora, augurandoci sia il frutto dei fatti più che di altre straziate parole. Cinquanta e passa ore, un intero week end, dove tacerà la politica lungo la linea tutta del fronte mediatico. Minuti spazi di cui non c’accorgiamo mai completamente a tempo, rapiti dalla e della vita, incapaci d’apprezzarne le atmosfere offerteci d’una Italia che forse ancora c’è, liberata come in un fiabesco incanto del suo triste travaglio politico.
Non è disprezzo, tanto meno odio o viscerale rigetto quello che verga figuratamente queste parole. Descriverlo, farvene parte, significa tuffarsi tra i più immensi branchi terminologici che la lingua italica nostra ci offra, per venirne alfine fuori con un sentore che sa d’apatia mista al rammarico. Una sofferenza dispiaciuta, verso una realtà che riconosciamo, cui ci adeguiamo, eppure rifiutiamo. Negazione non della Politica, ma diniego amareggiato per questa politica, dello spettacolo continuo della sua umiliazione nell’animo nazionale.
Il forte bisogno non di minore politica, bensì di una Politica maggiore, dove si recuperino, o si tenti il difficile colmarsi, degli sprofondi di due baratri pericolosi, l’accresciuto distacco da un’etica – mai troppo radicatasi in tutta la storia d’Italia – della responsabilità e l’altrettanta ampliatasi distanza tra classe politica e cittadino. Nessuna retorica, nessuna generalizzazione in questo, solo ciò che resta in me al rientro serale dal cielo cupo di una campagna elettorale, la quinta personalmente militata, dove un qualunque sole nessuno ha visto mai albeggiare.
Ho scelto chi votare, altri altrettanto, molti ancora disquisiscono, ma auguro ed auspico una legislazione all’insegna della più vasta e reciproca collaborazione su quei temi ove occorre intervenire subito con la massima determinazione. Auspico, per amore ed un poco per timore della gente nostra stanca, un ritrovato – lo so, difficile - senso d’appartenenza ad un’unica comunità nazionale, concretato da uno spirito di servizio che ridesti il minimo di una fiducia, indispensabile, nella Politica italiana. Errare ancora, perseverando con lo spreco e con il disprezzo delle risorse di tutto un paese, innescherebbe micce che la storia d’Italia non ha mai fin troppo bene disinnescato. E non valga solo per i palazzi di Roma questo pensiero, ma per ogni municipio e municipalizzata, regioni e province, chiunque insomma ricopra responsabilità ed abbia il mano il portafoglio degli italiani.
Ed alla mia generazione, ed a quelle che la seguono e da cui mi sento separato dai secoli più che dai pochi effettivi anni, l’invito a non mancare il voto, ma a farne lo strumento cardine della propria piena e completa libertà come cittadini. Non votare significa non contare, non significa protestare o dare un segnale, lo avrete capito. Votare, specie quando potremmo nuovamente scegliere direttamente la faccia ed il cuore – si il cuore, non lo stomaco - di chi vogliamo ci rappresenti, significa ancora esercitare un controllo su chi ha il compito di intervenire, il dovere di decidere e risolvere quell’interesse comune – termine abusato tra gli abusati – che è ancora il nostro. Non fatemi voi essere retorico. Votate allora, votate chiunque, votate comunque e soltanto se non trovaste altre motivazioni, fatelo in memoria di chi ha difeso questo vostro diritto e vi ha concesso questo grande dovere.

Vittorio Fantozzi

martedì 8 aprile 2008

Arte e Rime_ Melodia di Primavera ai Tordi in volo


Melodia di Primavera dedicata ai lettori del novello blog de Il Tordo

"Clarinet Messager Solo da Concorso"

Maestro Serpente Incantatore

lunedì 7 aprile 2008

Storia e Tradizioni_ La brocca di Vivinaia

Questa immagine ritrae uno dei più antichi reperti ceramici ritrovati a Montecarlo.
E' la "brocca di Vivinaia" . Fù rinvenuta in vari frammenti negli anni 80 alla base di un ulivo nella zona del cimitero.
Riassemblata evidenzia la pregevole fattura ed il simpatico motivo decorativo "vaiato".
Risalirebbe al XIII secolo (1200) al momento del maggiore splendore del borgo di Vivinaia.
Infatti in uno dei vari documenti supertiti del paese vi viene citato un artigiano "broccaio".
Credo che pochi montecarlesi abbiamo visto dal vivo questo reperto, anzi credo che molti ne ignorino l'esistenza.

sabato 5 aprile 2008

InfoColle_Gabriele Bianucci ad X Factor


DOMENICA 6 APRILE alle ore 21.00 sarà ospite di X-FACTOR (programma musicale condotto da Simona Ventura) un nostro conterraneo: GABRIELE BIANUCCI, classe 1985, originario di Gossi.
Gabriele, che oggi abita ad Altopascio ma, come attesta anche il cognome, ha chiare origini montecarlesi, è approdato alla trasmissione della Ventura superando brillantemente tutti i provini e ce la metterà tutta per vincere lo scontro diretto con gli altri cantanti della serata. Ma affinché ciò avvenga ha bisogno di voi. Siete perciò invitati a sostenerlo votando per via telefonica durante la sua esibizione canora (basterà digitare dal vostro telefono fisso il numero che apparirà in sovrimpressione) che sarà trasmessa in diretta su raidue. Allora mi raccomando, dalle 21.00 in poi sintonizzatevi su Raidue e votate Gabriele.
Grazie.
Gavilo Donatini Princip.

Storia e Tradizioni_ Alla Fiera di Santa Maria in Selva pensando a Piazza d'Armi

E’ un po’ come fosse l’avvio ufficiale della primavera, uno dei riti sacri che ci suonano a campana a ridestar le membra dalla fiacchezza rigida dell’inverno ormai decorso. Insieme ad altre feste e fiere del vicino contado, che annunciano la stagione della vita e del ripreso lavoro dei campi, così una volta, la “Fiera in Selva” – più correttamente “la fiera di Santa Maria in Selva” – è anche uno degli eventi che ci rimembra di quella metà dell’animo nostro montecarlese che è storicamente valdinievolino.
C’è sicuramente molto di che discutere su questo aspetto ed è certo anche a provocar ed innescar la discussione che “Il Tordo” ha dispiegato di nuovo le ali nei cieli infiniti del web. Il montecarlese, essere di per se curioso e fatto tutto a modo suo, sia quello sul colle che quello alla sua ombra, quanto si contamina di lucchesità e quanto intinge se stesso nella bella Valdinievole? S’è conservato immune o ne porta secolare congenita semenza? Il quesito è tratto e noi torniamo alla fiera.
Mi sono deciso a far visita più attenta per questa edizione del 2008, per narrarne un po’ qui sul nostro blog, perdendo la vista oltre il contingente e avviandola a ritroso nei secoli fino all’alba di quella prima edizione che prende la data del 1367, periodo in cui spentisi i fumi infausti di Vivinaia prendeva lenta la vita della fortificantesi Mons caroli, più avanti Montecarlo.
Per chi si addentra alla fiera di sabato (24 marzo) nel primo meriggio è ancora facile poter trovare parcheggio lungo il profilarsi della maestosa villa Belvedere, silente nel suo vistoso declino non poco guastato dalla carogna innocente di un elicottero in disuso dei vigili del fuoco (una curiosità felice: andate sull’archivio dell’Istituto Luce sul web, registratevi, poi con il motore di ricerca interno digitate borgo a buggiano e vi comparirà, tra i documenti del Luce che citano la località, il filmato di inaugurazione del Belvedere nel 1940 come “casa del vigile del fuoco”. Interessante).
All’incedere del cartello stradale che segnala l’ingresso in frazione Santa Maria, a ridosso di una delle trattorie in antico stile ancor degne d’esser visitate e più ancora apprezzate, prende avvio il lungo serpenteggiare dei banchi in fiera ed è piacevole, sotto un sole che ancor troppo assentava in questo preludio di 2008, penetrarvi con curiosità quanti pieroangeliana. Non conto ma ben rimembro le innumerevoli visite che nel corso di questi lustri di vita ho fatto, con genitori e zie, amici e amoretti, ho fatto a questa ricorrenza, sperso nel fiume stretto della folla e distratto dai colori di infinite bancarelle.
Ecco i gazebo dei gruppi di volontariato e della solidarietà, ecco i banchi degli amici del Marocco e dei nuovi arrivati dalla galassia cinese, i chioschi mobili di salsicce fumanti e porchette monumentali che mi fanno dimentico della vicina ora del pasto, le gabbie di conigli e pesci rossi, ed i vivai di tanto sudore frutto esposti con solerzia dagli agricoltori di tutta una valle. C’è posto pure per un uomo dall’aspetto vissuto, non lungo il lato dei banchi ma in mezzo alla folla, con la sua scatola di cartone e gli immancabili “pali” a fiancheggiarlo mentre si adopera rapido e furtivo nel gioco delle tre campanelle.. e dove sarà la biglia, sotto l’una o sotto l’altro? Mentre le mani esperte confondono i primi “furbischeri” attratti dal facile guadagno di quei pezzi gialli e verdi d’euro che tanto anelano nelle tasche degli italiani. Forse non è tanto il guadagno, ci ripenso, forse è solo la voglia di giocare e di veder giocare ad un gioco che non c’è più, che non si vede più, vietato ammonito bandito eppur presente nell’immaginario e nei ricordi narrati o di gioventù di tanti dei nostri padri e nonni. Passo avanti, con un sorriso che sa di nostalgia, per poi incrociare due carabinieri in pattuglai, entrambi con le mani giunte dietro la schiena, e già penso al rapido e tonto dileguarsi della premiata ditta dei campanelli chissà per quale vicolo o campo.
Svicolo tra miriadi di passeggini e mamme truccate, felice di non ricordare che siamo un paese con natalità sotto zero e che domani, quei bimbi fattisi uomini, possano non essere i figli di una razza in estinzione da preservarsi in chissà quale riserva. Chiacchiera chiacchiera nel ruminar dei pensieri già mi trovo all’ingresso del centro storico del Borgo non contaminato della fiera che si assesta al semaforo della provinciale. Il passo pedonale si è fatto ormai proibitivo mentre anche il sole nel suo sciviolare ancora ci ricorda che la primavera sincera ancora un po’ si farà desiderare. il tempo di un fugace spuntino dolce e salato, il lento aprirsi un varco nella moltitudine di Valdinievole che qui si è data appuntamento, poi la strada di casa, Montecarlo.
Una fiera notevole, tra le notevoli della nostra zona, dispersa nei secoli e caratterizzatasi per la vendita delle piante da fiore e da frutto, seme paesaggistico di tutta la valle. Chissà quanto è cambiata nel tempo, quanto nel tempo cambiò la nostra in piazza d’Armi prima che gli anni sessanta ne decretassero il finire e il sorgere della Sagra del vino e del fiore che oggi è solo l’ombra di una vestigia identitaria che può e che deve essere recuperata alla memoria dei vivi, dei nascituri e de’ morti. Ve ne sarà cronaca certa, chissà se anche qualche foto seppiata in qualche archivio e cartolina. Chissà, di fatto la tradizione vive, ancora, ed attende sia raccolta dalla polvere in cui talvolta l’andare del tempo pare volerla relegare. Basta l’uomo e la sua volontà.

Vittorio Fantozzi di Taccone

venerdì 4 aprile 2008

Il mio viaggio in Burkina Faso - quarta puntata


Questo quarto resoconto inizia con il giorno più critico … a parte gli ultimi … tra quelli trascorsi a Tougouri …

SABATO 19 GENNAIO 2008
Mi sono svegliato, alle sei, piuttosto in crisi. Forse perché oggi è il “settimo giorno”, o sarà stata la polvere deglutita e inalata durante la notte, oppure perché il mio compagno di camera se la dorme ancora alla grossa (però lui non va a letto con l’elettricità … ma fa sempre le ore piccole con le bimbe della missione …), chissà per quale strano motivo … ma sono di colpo angustiato da domande del tipo: … che ci faccio quaggiù lontano da casa? … riuscirò a reggere ancora per tre settimane e mezzo? … e porterò a termine qualcosa di tutto quello che mi ero prefisso?
Al minimo accenno di sudorino freddo, sintomo di disagio, riesco però a saltare giù dal letto e salutando frettolosamente Barbara che incrocio con la tazzina del caffè, esco di casa, prendo la bicicletta e sostenuto dall’aria fresca della mattina mi faccio una bella pedalata, per qualche chilometro, sulla pista ciclabile a fianco della strada principale, verso Kaya.
(Nota: la foto che correda la seconda puntata, con il cartello di Tougouri, la bicicletta e il giacchetto appeso, è stata scattata in questa occasione).
Oggi è anche giorno di mercato e quindi ho l’occasione per incontrare più gente del solito: mi fermo a salutare ed a parlare con un sacco di persone, con il risultato che dopo un’ora di questa cura i problemi scompaiono e posso tranquillamente tornare a casa per fare colazione (abbondante).
Così vanno le cose quaggiù!
C’è una battuta, in lingua morè, che i locali usano quanto ti vedono alle basse: Yim Yiiré (dimentica i problemi). Ne hanno fatto persino l’insegna di una bouvette.
Per tornare invece alla cronaca, questo dovrebbe essere l’ultimo giorno di “vacanza” perchè ieri sera Giuliano ha parlato al telefono con me e Barbara, assicurando l’accredito dei soldi nel conto corrente di Ouaga e di conseguenza possiamo organizzarci per dare il via ai lavori.
Il resto della mattinata lo passiamo partecipando ai festeggiamenti, organizzati dalla comunità musulmana, per il ritorno del suocero di Oliviero dalla visita alla Mecca.
Il ritrovo è lungo la strada per l’arrivo del corteo di lussuose macchine ed un bus, noleggiati per l’occasione, e poi la sfilata di gente prosegue fino alla moschea, dove si svolge la cerimonia religiosa ed alla quale possiamo accedere anche noi “infedeli”, ben accolti senza il minimo problema.
Tutta la grande famiglia si stringe intorno all’importante parente, sfoggiando un abbigliamento che per tutti, uomini, donne e bambini, è fatto con stoffa dello stesso colore.
Dopo la parte religiosa si va verso la corte dove abita il festeggiato il quale, seduto su una poltrona poggiata su un pavimento di tappeti, riceve i saluti di bentornato dagli intervenuti, che gli si inginocchiano davanti (compresi noi della comunità nasara).
Segue una grande mangiata ed è la prima occasione in cui mi capita di mangiare con le mani, ma per noi nasara sono state adottate particolari attenzioni: la mensa è stata allestita sotto una tettoia appositamente costruita fuori dalla corte riservata ai soli musulmani, ci danno un secchio dove possiamo lavarci le mani e l’acqua da bere è confezionata in buste sigillate.
Le libagioni occupano anche gran parte del pomeriggio per cui ci resta il tempo per trascinarsi abbastanza stancamente fino a buio passeggiando per il paese, particolarmente animato per la giornata prefestiva.
Prima che vada via la luce facciamo in tempo a vedere Mauro che, per leggere a letto, ha acceso ben cinque candele sul comodino.
Le battute e le risate si sprecano: Baldo fa presente all’interessato che l’uso delle candele non è compreso nella tariffa dell’albergo e Don Armando coglie l’occasione per recitare un “de profundis”.
L’oggetto di tante attenzioni però non si scompone minimamente e mantiene l’aria tranquilla e un po’ svagata di sempre.

DOMENICA 20 GENNAIO 2008
E’ la prima domenica a Tougouri. Fa piuttosto freddo. Alle sette e mezzo siamo tutti alla messa celebrata da Père Clement. La cerimonia è più corta del solito e infatti ce la caviamo in poco più di un’ora e mezzo.
In chiesa ci sono anche degli spazi vuoti, causati sicuramente dalla bassa temperatura che ha bloccato chi doveva venire da lontano.
All’uscita rivedo finalmente il piccolo amico Gerard (quello ritratto con il cappellino della Gran Fondo 2006 nelle foto esposte lo scorso anno): è un po’ cresciuto ma il carattere chiuso è rimasto lo stesso.
Trascorro il resto della mattinata ed il primo pomeriggio in giro con la bicicletta per il villaggio a conversare e scherzare con un po’ di gente.
Alle cinque, tutti alla bouvette (attrezzata anche come sala da ballo) “Chez Isaca” per assistere alla partita inaugurale della Coppa d’Africa. Si pagano 100 CFA per l’ingresso in sala e c’è la consumazione obbligatoria ma senza aumento dei prezzi (400CFA per Brakina, Yukki, Cola o Fanta).
Vince il Ghana, paese organizzatore, per due a uno contro la Giunea, ma il rigore con il quale si sblocca il risultato in effetti non c’era perché il fallo è stato commesso abbondantemente fuori area.
E questo è stato il pretesto per far alzare in piedi uno spettatore che commenta (senza però alzare la voce): “Arbitro algerino, sei un arabo imbecille e parassita”.
Per il resto le due tifoserie, allo stadio come al bar, si comportano molto sportivamente, scaldandosi persino per le azioni più belle dei rispettivi avversari … nulla a che fare con quello che si vede, e si sente, nei nostri campi di calcio!
Colpiscono, in campo, i gesti atletici dei contendenti e l’estrema correttezza tra i giocatori che, quando cadono, si rialzano subito senza manfrine o strepiti.
Dopo cena, alle dieci puntuale come sempre, mi butto a letto e mi addormento all’istante.

LUNEDI’ 21 GENNAIO 2008
Mi alzo alle sei e mezzo per cominciare bene la mia prima giornata di lavoro. Sto facendo ancora colazione quando Oliviero viene a prendere Barbara per accompagnarla a Ouaga.
Alle otto arrivano i miei tre aiutanti, Leopold, Dominique ed Armand, per fare il rilevo dei fabbricati del C.F.C. Centro di Formazione dei Catechisti.
Non immaginavo di abitare in un vero e proprio villaggio a se stante, esteso su una superficie recintata di oltre venti ettari e composto da residence a schiera, monolocali, case unifamiliari, edifici di servizio (chiesa, asilo, aule, ecc.) e fabbricati vari, il tutto per accogliere un centinaio di catechisti, alcuni con famiglia.
A metà mattinata, come si fa in tutti gli uffici che si rispettino, propongo una sosta ed invito i miei collaboratori alla bouvette di Atanase, per una bevuta.
Appena finita la brakinà, Armand mi chiede di riprendere il lavoro perché gli è preso freddo. In effetti c’è un gran vento, abbastanza fresco, che non ci dà tregua e ci disturba non poco nelle operazioni di misurazione.
Rientrato a casa allestisco un tavolo da disegno piuttosto naif, con attrezzi da disegno non proprio all’altezza, ma ciò non mi impedisce di ultimare il disegno prima del rientro di Barbara.
Tra l’altro le misure, prese con una rotella da cinquanta metri con nastro metallico, si dimostrano più precise di quanto mi aspettassi, con una approssimazione accettabile.
Alle cinque, con Barbara, andiamo a vedere la partita tra la Costa d’Avorio e la Nigeria, ma lo spettacolo è piuttosto deludente per cui appena ci raggiunge anche Baldo si decide per lo “struscio” nel vialone di Tougouri.
Cogliamo l’occasione per una sosta da Alice, una bella ragazza amica di Baldo che con l’aiuto del microcredito ha messo in piedi un punto di ristoro.
Con cento franchi si mangiano, naturalmente con le mani, un paio di palle di polenta di miglio da intingere in una salsa di erbe, contenuta in un recipiente che serve anche agli altri commensali seduti al tavolo. Per bere, acqua da tanica.
La successiva cena preparata da Philippe ci sembre degna di un quattro stelle Michelin.

Alla prossima settimana con un'altra puntata. Nasara

giovedì 3 aprile 2008

Arte e Rime_ La Primavera a Montecarlo per Roberto Pasquinelli

...Alla pubblica meditazione...
Sulle pianteturgide gemme
preparano foglie frutti fiori
e nuovi rami
il prepotente risveglio della vita
esplosione di odori e colori
mentre rondini danzano
nel vento.
Cerruglio

Montecarlo By Night - Info Tordo


Il nostro Dj paesano sbanca il Tenax..

L'evento belli di notte è andato benissimo, grazie al contributo di tutto lo staff... Ma soprattutto per la grande musica offerta dal Dj Saxo..

La molta gente presente è rimasta molto entusiasta della splendida serata.. L'unico rammarico è stata la piccola presenza dei paesani montecarlesi, ridotta proprio all'osso rispetto alla scorsa volta, quando erano presenti all'evento in massa; Molte scuse sono emerse per saltare questo grande evento, dalla lontanza del luogo( firenze), guasti meccanici, fughe in mini.. E chi piu ne a piu ne metta..

Un ringraziamento a tutti dallo staff belli di notte

Saulek

martedì 1 aprile 2008

I video del Tordo_ Per le vie della Primavera 2008



GIRARE MONTECARLO


Camminando per ogni antica via cercando di afferrarne la memoria puoi udire, con un po’ di fantasia il canto del vento della Storia.

Racconti di amori e di battaglie di tempi in cui la vita era più dura ed eran fitte di infide boscaglie le alture circostanti e la pianura.

La giornata dell’artier, del contadino dal suon delle campane era scandita ed era di sollievo al pellegrino il rintocco seral della Smarrita.

Ma essendo, questa, terra di confine le guerre, purtroppo, eran frequenti e pullulavani d’intorno le colline di soldataglie armate fini ai denti;

come in quel giorno, per molti funesto che il grande lucchese Ghibellino l’acque calme del lago di Sesto fece rosse col sangue fiorentino.

Testimonianza dei secoli cruenti di guerre fratricide, di subbuglio le mura massicce ed imponenti e la severa mole del Cerruglio

che par dirci, con la sua esperienza ormai molte volte centenaria: “Nell’amore, nell’arte, nella scienza l’uomo è una creatura straordinaria;

ma il suo predominio sulla Terra situazione sarà effimera e vana se non rinuncia all’uso della guerra supremo esempio di follia umana”.

Renzo Tori, Montecarlese

(ispiratamente tratta dal sito di Gavorchio)


"Il Tordo, Vola la Domenica"_ Un Curioso Aneddoto


Montecarlo giace sovra una collinetta ben coltivata e nella massima parte boschiva, la quale sembra destinata dalla natura per linea di passaggio dei diversi uccelli, segnatamente dei tordi, che sul finire dell'autunno emigrano dalle alte e rigide montagne, per recarsi, durante l'inverno nel clima docile delle nostre Maremme, ove trovano di che meglio sostentarsi, e più sicuro asilo. In uno di questi anni (se non sbaglio nell'ottobre del 1710) accadde l'aneddoto che raccontiamo ai nostri lettori con la debita riserva; che se fosse vero, potrebbe dirsi piuttosto un fenomeno che una rarità.
Erano già in quell'anno messe in ordine e preparate tutte le uccelliere , che si cominciarono a tendere, secondo il solito, negli ultimi giorni di settembre. Passarono questi e i primi quindici giorni di ottobre senza vedere nè sentire un tordo in tutte le tese del circondario. I tenditori sgomenti e stupefatti per tale deficenza, si domandavano a vicenda quale ne fosse la mal cagione, che nessuno sapeva, nè poteva indovinare. Finalmente una mattina passò un tordo che si fece sentire e vedere da tutti gli uccellatori , ma nessuno ebbe la fortuna di prenderlo. Si aspettò quindi di vederne altri, ma invano, poichè terminò il tempo della tesa senza più sentirne. Questa fiaba passò per tradizione di anno in anno nei circoli venatorii, e sebbene non si creda, pure si è mantenuta viva fino ai nostri tempi.
Mettendo dunque da parte tali sciocchezze, bisogna però convenire che si danno degli anni di meschinissimo passo dei tordi, come sembra appunto il corrente, poichè siamo già a tesa inoltrata, e nessun tenditore è arrivato a ingabbiare i necessari richiami. Forse potranno passare in seguito; ma il sempre costante vento marino, nocivissimo al passo degli uccelli pei nostri luoghi, deluderà anche uno volta le non mai perdute speranze.
Preveduta con probabilità questa mancanza, non si sgomentino perciò i tenditori, perchè dopo gli anni di scarso passaggio, ritornano quelli dell'abbondanza.
Questi però verranno aspettati dai cacciatori con la loro proverbiale pazienza; ma non così dagl'incettatori, e molto meno dai ghiotti che vengono espressamente a Montecarlo per mangiare l'arrosto.


Linda
(tratto da "Il Tordo" Anno II N. 2 del 18 ottobre 1885)