venerdì 9 maggio 2008

InfoColle_ Per la Festa della Mamma regala un'azalea per la lotta ai tumori. Ecco dove


Un’azalea per aiutare la ricerca scientifica nella lotta contro i tumori. Questo il segnale simbolico dell’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, che questo week end colorerà le piazza di San Salvatore e di Montecarlo, con la vendita della piante di azalea in occasione della “Festa della Mamma”. L’evento, curato dai sostenitori locali della Asvalt (associazione valdinievole lotta ai tumori) che ha tenuto nel marzo scorso un convegno informativo al Teatro dei Rassicurati con il sostegno della Als 2 di Lucca e Asl 3 di Pistoia, vedrà allestiti i propri gazebi sabato pomeriggio a San Salvatore in piazza Matteotti dalle 15 alle 19 e domenica mattina a Montecarlo in piazza Carrara dalle 8 alle 12:30. Assieme alla azalea sarà distribuito materiale informativo sull’attività dell’associazione e sullo stato della ricerca scientifica. Per informazioni, prenotazioni e sostegno all’attività svolta ai gazebi Vittorio Fantozzi Tel 3288716492.

giovedì 8 maggio 2008

InfoColle_ Il Saluto del Sindaco di Tougouri alla comunità Montecarlese



Rientra in Burkina Faso dopo un breve periodo di soggiorno "istituzionale" l'amico e fratello Sindaco di Tougouri Charles Issaka Kafando. Dopo aver partecipato al forum internazionale organizzato dalla Provincia di Lucca ed aver visitato Montecarlo sul finire di Aprile, ieri il Maire d'Africa ha salutato l'Italia e ci ha lasciato un saluto del tutto personale dedicato alla comunità montecarlese, sostenitrice ed animiatrice di questo rapporto intimo oltre l'umano - basta leggere le puntate di Paolo Miniati nei post degli ultimi tre mesi per accorgersene - tra le due comunità. Noi possiamo solo ricambiare idealmente il saluto nella certezza si tratti di un semplice, sentitissimo, arrivederci.

Scipione di Paolino

martedì 6 maggio 2008

IN LIBRERIA_MARCO TARCHI, L'ITALIA POPULISTA, DAL QUALUNQUISMO AI GIROTONDI, IL MULINO, 2003


Un nuovo vento soffia sull’Italia, quello populista. L’innegabile successo elettorale della Lega Nord, la costante crescita numerica degli adepti di Beppe Grillo e il non trascurabile passo in avanti fatto dai dipietristi alle ultime elezioni hanno infatti scaturito un intenso dibattito tra i politologi a riguardo di quello che è stato definito da molti studiosi “l’ospite inquietante” della democrazia, perché visto come una mina attentatrice alle tradizionali istituzioni democratico-parlamentari della repubblica. Per questo è tornato d’attualità un interessante saggio sul populismo pubblicato nel 2003 da Marco Tarchi, docente di Scienza della Politica all’università di Firenze. Dopo una breve analisi di tale concetto (che sembra però sfuggire ad ogni definitiva etichettatura) e dopo averne elencato gli aspetti caratterizzanti, Tarchi pone l’attenzione al populismo italiano tracciando, in maniera ben delineata e davvero scorrevole, una breve storia di questo fenomeno scovandone le radici e definendone man mano i personaggi che, seppur in maniera diversa, lo hanno periodicamente risvegliato. Tra questi troviamo indistintamente uomini di destra e di sinistra, perché, come gli addetti ai lavori sanno, il richiamo al popolo da parte di un leader travalica le tradizionali divisioni ideologiche e può toccare in maniera indistinta e trasversale tutta l’arena politica. Il fenomeno populista, come illustra egregiamente Tarchi, affonda le proprie radici nel fascismo e torna in auge nel primo dopoguerra col movimento qualunquista di Guglielmo Giannini e con lo stile plebeo e plebiscitario del “Comandante” Achille Lauro, sindaco di Napoli negli anni cinquanta e che ad avviso dell’autore offre il perfetto identikit del leader populista. Gli attuali politici che incarnano l’idealtipo del capo populista appaiono invece Silvio Berlusconi, Marco Pannella, Umberto Bossi e Tonino di Pietro. Cosa accomuna questi leader e cosa invece li differenzia è spiegato esaurientemente nel libro del nostro politologo senza faziosità alcuna e senza false retoriche, ma nonostante il populismo sia un fenomeno variegato e multiforme una cosa appare certa: se, come scrive Tarchi, “il terreno del populismo è reso fertile dalla crescente insoddisfazione per il funzionamento della democrazia e dalla crisi morale che interessa la politica” appare scontato che il ritorno in auge di questo fenomeno attesta l’incapacità da parte dei politici di far fronte alle istanze dei comuni cittadini ed evidenzia il crescente disagio di molti italiani verso la tradizionale politica istituzionale, le sue regole ed i suoi riti.

Dario Donatini.

STORIA E TRADIZIONI_LA FORTEZZA DEL CERRUGLIO

La fortezza di Montecarlo, a chi la guarda dalla sottostante pianura, appare come una corazzata ancora in pieno mare; senzazione che deriva dall’alto campanile, che le fa da albero maestro, dalle sue torri mozze e dai bastioni disposti sopra un terreno a spola che si stende da settentrione a mezzogiorno sulla cima della verdeggiante collina, completamente libera dall’ostacolo di monti vicini. (U. MORI, Storia di Montecarlo)





Lungo tutto il crinale del sistema collinare che divide la Lucchesia dalla Valdinievole, che va da Montecarlo fino a Porcari, esistevano nel Medioevo parecchi fortilizi, a volte vere e proprie rocche, come sul colle del Cerruglio, a Montechiari, al Serravallino. Il più importante tra questi era il torrione del Cerruglio, massiccia costruzione dalle fondazioni in regolare pietra arenaria a filaretto proseguite da una muratura meno regolare in ciottoli di fiume, che oggi si presenta ancora imponente benché fortemente interrata dalla bastonatura cinquecentesca. Uno stemma della famiglia lucchese di Poggio emerge ancora al livello del terreno, indizio di un’antica maggiore elevazione dell’edificio rispetto al piano di calpestio attuale. L’interno appare scandito da cinque ambienti coperti da volte in mattoni, probabilmente dovuta alla ricostruzione dell’interno dopo il fulmine che lo colpì nel 1502, che sventrò le strutture interne della torre. Vista dalla parte interna della fortezza, la torre reca i segni di numerosi interventi edilizi, collegati con strutture lignee oggi non più esistenti, come la scala che portava all’ingresso principale ben sopraelevato. La sommità della muratura è frutto di recenti restauri che hanno ripristinato l’attuale parapetto, non merlato.
Al torrione principale, il vero e proprio “mastio” della fortezza, furono aggiunte, probabilmente nella prima metà del secolo XIV, due ali di muro, che facevano capo a due torri quadrate: è probabilmente su questo spazio triangolare fortificato che si rafforzò la difesa castrucciana delle colline al momento della battaglia di Altopascio (1325). Le due ampie torri, che occupano due vertici del triangolo, vennero restaurate ed ammodernate nel 1399, al momento in cui stava per prendere il potere in Lucca la fazione guinigiana. Anch’esse ripetono il modello del torrione, con una base in pietra serena regolarmente allineata, che sostiene un alzato in ciottoli, meno regolare ma altrettanto robusto. Una delle torri reca ancora le mensole originali, sulle quali insistevano in aggetto delle strutture in legno o mattoni. Occorre immaginare anche un sistema di fossati, palizzate e steccati a difesa del fortilizio nelle sue immediate adiacenze.

Nella torre, oggi detta di S. Barbara, sul lato NE, fu costruito l’arco dell’ingresso al triangolo fortificato: ancora oggi è possibile vedere lo spazio di scorrimento di un’antica saracinesca a protezione del massiccio legno chiodato del battente, tuttora in situ. Su questa porta venne collocata nel ‘900 un’immagine di S. Pietro con le chiavi, scolpita in pietra di Guamo. La figura del Santo, al quale è dedicata anche una porta delle mura cittadine di Lucca ed il materiale lapideo, proveniente da cave lucchesi, fa pensare che essa facesse parte di un antico apparato decorativo della fortezza, di cui questa è l’ultima traccia. In uno dei lati dello spazio fortificato si apre ancora oggi una piccola porta, detta “porta del soccorso”, a sua volta difesa da un piccolo procinto munito di feritoie, che doveva servire per rapidi scambi di persone e materiali senza dover ricorrere all’ingresso principale, sempre a rischio per la complessità delle manovre legate alla saracinesca e, molto probabilmente, anche da un ponte levatoio. Su questa porta è visibile uno stemma, che reca un leone rampante, di discussa interpretazione.

Non si sa nulla di eventuali costruzioni nell’area fortificata, se non entro la cortina che lega le torri secentesche di S. Barbara e dell’Apparizione. Il principale ambiente interno è qualificato da un soffitto ligneo a piccoli cassettoni, risalente alla fine del XIV secolo od agli inizi del secolo seguente. Il blocco fortificato si trovava, alla fine del 1300, ancora topograficamente lontano dalle mura del paese, costruite da vari decenni sullo stesso colle: gli “stipendiari” che abitavano ognuna delle tre torri (dette ciascuna “procintus”) avevano un accesso assai limitato al paese stesso, separato dalla zona militare da una sorta di “terra di nessuno”, solcata da fossati e palancati. E’ soltanto col XV secolo che le strutture della fortezza, fatte avanzare verso il paese, vennero a contatto con esso e ne inglobarono il tratto di mura che chiudeva l’abitato verso Nord. La particolare struttura sormontata dal ballatoio ad archetti aggettanti su mensole di pietra, che guarda verso il paese, venne riconosciuta come tipica dell’architettura militare fiorentina del 1400, epoca nella quale Montecarlo passò, per conquista, a far parte del territorio di Firenze. Alla sommità di due nuove e lunghe ali di muro, che delimitano un’area di forma irregolarmente trapezoidale, dotata di una grossa torre nell’angolo sud, correva un camminamento, ampliato e sorretto da mensoloni lapidei sporgenti verso l’interno, abbastanza più largo dello spazio utilizzabile attualmente per passare da una parte all’altra delle fortificazioni.

Una parte della zona fortificata dai fiorentini nel 1400, corrispondente all’ingresso che essi costruirono, sormontato dal giglio araldico della città scolpito nella caratteristica “pietra forte”, venne interrata completamente per tutta l’altezza del muro nel XVI secolo, probabilmente dopo la guerra con Siena. Esistono documenti che ricordano la presenza di Cosimo I in Fortezza nel 1564, epoca alla quale con ogni probabilità va fatta risalire l’ampia serie di lavori di fortificazione intorno alla rocca (e forse anche intorno alle mura paesane), la traccia più evidente della quale è il grande laterizio che incombe sull’odierna Piazza d’Armi. Protetta e sorretta da questo interramento, sorse l’ultima delle torri della Fortezza che sovrasta la “Piazzetta” (Piazza Garibaldi). La particolarità di questa torre è data dal fatto che essa non è rivolta contro l’esterno del paese, ma contro l’abitato stesso, sull’esempio della fortezza di S. Giovanni Battista a Firenze, che sembra più minacciare la città che i nemici al di fuori. In effetti, la conquista francese di Montecarlo nell’estate del 1554 aveva mostrato come il paese, in antico costruito sotto la protezione della fortezza, poteva anche divenire una minaccia per la fortezza stessa se i nemici si fossero insediati in strutture edilizie civili troppo vicine a quelle militari. Questa torre fu utilizzata per molti anni, in epoca recente, come deposito d’acqua per le esigenze della popolazione. L’impegno e la dedizione dei proprietari dell’immobile, di pertinenza privata fino al 1775, quando Pietro Leopoldo di Toscana alienò la struttura ormai decaduta delle antiche funzioni, hanno permesso la sua conservazione e la sua agibilità interna. Attualmente la fortezza è utilizzata come sfondo per numerose manifestazioni artistiche e culturali.

Il gatto con gli stivali.

Fonti:
S. NELLI, Opera Omnia.
U. MORI, Storia di Montecarlo.

lunedì 5 maggio 2008

Cronache del Tordo_ Angelo Macarini Carmignani, requiem di un Sindaco Montecarlese




Montecarlo, 20 Dicembre 1885

Una grave sventura ci ha colpiti. Il 15 di questo mese si spense in Lucca per tifoidea la vita di Angelo Macarini, nostro amatissimo Sindaco. Era nato in quella città il 25 maggio 1836 dal Dott. Antonio, che fu distinto medico e colonnello della Guardia Nazionale, e da Anna Putz gentile e virtuosa signora. Amò e Beneficò questo paese fino da quando, adolescente ancora, vi soggiornava coi genitori. Morta quivi una sua parente, la signora Anna vedova dell’Auditore Carmignani, ne ereditò il cospicuo patrimonio. Ed avendo ella fondata una scuola femminile che s’intitola dal suo nome, il Macarini divenne deputato della medesima, e questo grado conservò fino alla morte.
Per le aumentate ricchezze, con minor sacrificio, ma con eguale amore fu sempre prodigo del suo a favore della classe sofferente. Quando si istituì la Guardia Nazionale, egli meritò il grado di capitano e il comando per l’intero comune. Disimpegnò questo ufficio con soddisfazione di tutti; e quando la Guardia Nazionale andò mobilizzata a Camerino, animò coll’autorevole parola e favorì col denaro il contingente di Montecarlo, che partì volenteroso, ardito.
Con pari soddisfazione rivestì le funzioni di Consigliere Municipale. Nel 1875 fu nominato Sindaco e nello stesso tempo Cavaliere della Corona d’Italia, in ricompensa dei servigi resi al paese come patriota e come capitano della Guardia Nazionale. Col crescere dell’autorità crebbero le sue cure affettuose per il benessere di Montecarlo. Il nob. Cav. Angelo Macarini Carmignani esercitò sempre l’ufficio suo con grande zelo e con disinteresse.
Nacque quattordici anni fa per impulso di lui la Società Filarmonica, che ebbe gran parte del suo amore e conforti materiali e morali. I membri del Consiglio Direttivo del quale era presidente, il maestro ed i musicanti tutti nutrirono alta stima e affetto grande per il fondatore e sostenitore principale della nobile istituzione. Fu l’anima della Società Filodrammatica, per il buon andamento della quale non badò a spese e a sacrifizi d’ogni sorta.
Il cuore di quest’uomo, a cui la cittadinanza di Lucca e il paese adottivo rendevano giovedì scorso i funebri onori, non ebbe che palpiti generosi. Integrità di carattere, fermezza nei propositi, perseveranza nel bene operare, ecco le doti dell’animo di questo Angelo consolatore.
L’altrui maldicenza non fece ostacolo alla rettitudine delle sue intenzioni, perché egli non aveva il retaggio dei fiacchi. Era del resto remissivo ed accoglieva l’utile consiglio, perché voleva spendere con matura considerazione il patrimonio del comune, pel quale fu altrettanto avaro, quanto fu prodigo del suo. Onde si acquistò la simpatia, la gratitudine degli amministrati.
La memoria di Angelo Macarini non si cancellerà mai dal cuore dei Montecarlesi. Egli ha ottenuto il ristoro che il mondo suol dare ai suoi benefattori; è stato onorato in vita e pianto in morte da ognuno, pur da coloro che talvolta lo affissero come aspre censure. E’ il caso di ripetere col Leopardi: “Virtù viva sprezziam, lodiamo estinta”. La pubblica gratitudine, il pubblico rammarico verso chi esercitò pubblici uffici, generarono una pietà che commuove e invitano ad imitare l’esempio di chi seppe meritarli. Questo generale compianto sia di conforto alla desolata famiglia. Il desiderio manifestato dal paese di avere gli avanzi mortali del cav. Angelo Macarini, mostra l’amore e la venerazione che nutrì verso di lui.
Ogni Montecarlese, andando a Lucca, se non si recherà a visitarne la tomba per deporvi un fiore, penserà certo che in quel camposanto riposano le ossa d’un uomo benefico, d’uno zelante funzionario, d’un intemerato cittadino.
Il trasporto della salma del nob. Cav. Angelo Macarini-Carmignani ebbe luogo, come dicemmo giovedì 17 corr. A ore 3,30 pom. Apriva il funebre corteo la società di mutuo soccorso di S. Concordio di Lucca; venivano appresso la Banda Musicale di Montecarlo, la Misericordia di Lucca, il feretro ai cui lati era un drappello di pompieri. Stavano alla coltre i Sigg. Consigliere Delegato Gori, Comm. Avv. Pucci Sindaco di Lucca, Comm: Avv. Petri; Presidente del Comizio Agrario, Cav. Franceschini rappresentante il Sindaco di Capannori, Ing. Bianucci ff di Sindaco di Montecarlo. Seguivano il consiglio comunale di Montecarlo, la giunta comunale di Lucca, la rappresentanza del consiglio direttivo della Società filarmonica di Montecarlo, la rappresentanza della Confraternita di Montecarlo, la rappresentanza della Società Filodrammatica di Montecarlo, la rappresentanza degli insegnanti del Comune di Montecarlo, la rappresentanza del giornale il Tordo di Montecarlo, amici della famiglia di Montecarlo, Lucca, Livorno. Mancavano, sebbene invitate, la rappresentanza del Tribunale e quella dell’Esercito.
Nella chiesa di San Michele fu fatta l’associazione del cadavere; quivi pronunziò un breve, ma sentito discorso l’Ing. Bianucci, lodando la virtù dell’estinto. Il corpo musicale ebbe il gentile pensiero di deporre sulla tomba una corona d’alloro con questa iscrizione “I Musicanti di Montecarlo al loro Presidente”. Il trasporto riuscì imponentissimo e commovente. Immensa folla faceva ala al corteo. I Lucchesi, memori delle ottime qualità del Macarini, vollero così dare un’ultima prova d’affetto al loro amato concittadino.

La Redazione

domenica 4 maggio 2008

IL SINDACO DI TOUGOURI VISITA MONTECARLO


Lunedi 28 maggio Charles Issaka Kafando Maire (Sindaco) del villaggio di Tougouri in Burkina Faso ha visitato Montecarlo.

Nel corso della giornata ha visitato il Municipio dove è stato accolto dal Sindaco e dalla Giunta, poi si è recato presso l'Istituto Comprensivo Scolastico di San Giuseppe dove ha avuto modo di apprezzare l'organizzazione e la dotazione didattica della scuola presentagli dalla Dirigente Scolastica Prof. Dell'Osso.

In seguito, accompagnato dagli amici che da tre anni raccolgono fondi per la realizzazione di progetti umanitari in Burkina, ha visitato due aziende agricole ed effettuato un giro turistico del centro storico di Montecarlo.

InfoColle_ Settimana di furti a Montecarlo. Alzare la guardia tutti...

Nella settimana in conclusione si sono registrati a Montecarlo e San Salvatore una serie di atti "criminosi", furti in abitazione e non nella fattispecie, che non lasciano presagire niente di buono per il futuro prossimo. Intendiamoci, non si vuole qui creare ingiustificato panico ne agitevole allarmismo e nemmeno crediamo di dire un qualcosa di eclatante o sconosciuto alla cittadinanza nostra. I "raid" di cui parliamo si verificano con intensità variabile, seppur crescente, da un lustro a questa parte colpendo un territorio, il nostro, compreso dai signori malfattori nella propria vulnerabilità: case isolate di campagna, assenza di presidi di forze dell'ordine, zona periferica. Non occorre richiamare alla memoria tutti i casi degli ultimi tempi, basterà forse pensare alla disavventura dell'amico Fuso di Cercatoia balzato agli onori della cronoca nazionale per una rapina a mano armata nella propria fattoria, ma nemmeno ci pare "civico" ricordarci della nostra sicurezza solo quando ci si rileva palese la sua inesistenza. Il tema sicurezza è oggi all'ordine del giorno della politica nazionale e non solo - basti pensare al peso avuto nelle amministrative svoltesi in Inghilterra che hanno segnato una battuta d'arresto al partito laburista del fu leader Tony Blair - e ciò significa che alle parole la cittadinanza italiana tutta chiede possano seguire i fatti, ovvero il ripristino dell'ordine, il rispetto della legge, maggiori risorse e maggiore dignità alle forze dell'ordine, la certezza della pena. Non agire a fondo, non avere cioè anche a Montecarlo un segnale di maggiore attenzione da parte delle forze d polizia - che oggi direi "eroicamente" già pattugliano il territorio per quanto possono nei limiti di organico e di proporzione del territorio - significa spingere davvero il cittadino nelle morse della paura e del bisogno primario ed indiscutibile della difesa dei propri beni, con ogni mezzo a propria portata. Voglia la divina provvidenza che ciò non sia ancora dovuto verificare e che non si verifichi, certo è che gli episodi delle ultime ore non lasciano speranze se non il tempo di pensare a "chi sarà il prossimo". Teniamo alta la guardia allora, tutti assieme, sperando che chi ha il dovere e la responabilità del governo del territorio muova decisi passi verso il ripristino della legalità e della sicurezza per il cittadino, impiegando maggiori risorse sottraendole agli sprechi generali ed insopportabili che anche qui da Montecarlo possiamo osservare senza per forza dover scendere a Roma o chissà dove. Evitatiamo alla nostra gente di diventare come Paul Kersey - Charles Bronson nei panni del giustiziere, ma certo è che quando lo Stato latita innanzi al cittadino, allora solo al cittadino resta farsi Stato..

Ispettore Callahan

sabato 3 maggio 2008

Arte e RIme_ Il sole di Maggio che bagna Montecarlo


Con questa "Primavera di Rose" gentilmente postata dal grande Roberto Pasquinelli (http://www.robertopasquinelli.it/) vi auguriamo un maggio di primavera.. di più.. a tutti i lettori un invito a chiamare qui a Montecarlo i propri amici e parenti...
IL VIAGGIO

La vita è un viaggio,
sotto un cielo azzurro-gioia.
velato da nubi di dolore,
che a volte, più intense, lo oscurano.

Non io ho scelto di partire
ma sono grato a chi ha deciso per me
perché in fondo
è molto interessante viaggiare
ed alla fine di ogni tappauno stimolo nuovo mi impone
di andare avanti.

Così percorro sentieri tortuosi
lastricati di noia ed emozioni
ed attraverso giorni e stagioni
con passi felpati e decisi
fino a quando, come è normale
taglierò il Traguardo Finale.

In quel momento
mi auguro ancora lontano,
vorrei, a mente serena,
esclamare: “Ne è valsa la pena!”
Renzo Tori

giovedì 1 maggio 2008

InfoColle_ Primo Maggio a Montecarlo con la Filarmonica Puccini


Il primo maggio a Montecarlo regala non solo un degno momento di festa per i lavoratori ma associa al simbolismo della giornata lo spettacolo unico di una comunità, in questa occasione interpretato dalla Filarmonica G. Puccini con il suo annuale concerto nel Teatro dei Rassicurati. Un evento speciale, capace di colmare il Rassicurati e plagiarne il pubblico, innanzi alla consueta bravura esecutiva che la “Banda” di Montecarlo riesce ad offrire. Introdotti ed intercalati i brani dalla brava Tiziana Ulivieri, la Banda ci parla anche di se e del suo operare, promettendoci presto il proprio sbarco on line con il sito ufficiale, che attendiamo. L’esecuzione di quest’anno è stata poi allietata dalla presenza applaudita di Anna Maria Canali. Un’ora e mezza di concerto dedicato ai lavoratori, nemmeno oggi mentre scriviamo risparmiati da incidenti fatali, che ha preso il via con l’esecuzione dell’inno di Mameli e dell’Inno dei Lavoratori.
Frutto del grande pioniere del socialismo italiano Filippo Turati per il testo e del maestro Amintore Galli per la musica, l’inno dei lavoratori ha riecheggiato con le sue note a scandire, anche su suolo montecarlese, la celebrazione di una festa ormai secolare. Pare infatti secondo la tesi più nota che la celebrazione del primo maggio nasca negli Stati Uniti a seguito di alcuni incidenti e rivolte svoltesi appunto tra il primo e quattro maggio 1886 a Chicago (la cosiddetta rivolta di Haymarket), poi celebrato dal 1889 in Europa per mano della Seconda Internazionale, dal 1891 in Italia.
Nel filmato sopra un pezzo “live” del concerto 2008 con l’inno dei lavoratori di cui riproduciamo il testo:

Su fratelli, su compagne,/ su, venite in fitta schiera:/ sulla libera bandiera/ splende il sol dell'avvenir.Nelle pene e nell'insulto/ ci stringemmo in mutuo patto,/ la gran causa del riscatto/ niun di noi vorrà tradir.Il riscatto del lavoro/ dei suoi figli opra sarà:/ o vivremo del lavoro/ o pugnando si morrà.La risaia e la miniera/ ci han fiaccati ad ogni stento/ come i bruti d'un armento/ siam sfruttati dai signor.I signor per cui pugnammo/ ci han rubato il pane,/ ci han promessa una dimane:/ la dima si aspetta ancor.Il riscatto del lavoro/...L'esecrato capitale/ nelle macchine ci schiaccia,/ l'altrui solco queste braccia/ son dannate a fecondar.Lo strumento del lavoro/ nelle mani dei redenti/ spenga gli odii e fra le genti/ chiami il dritto a trionfar.Il riscatto del lavoro/...Se divisi siam canaglia,/ stretti in fascio siam potenti;/ sono il nerbo delle genti/ quei che han braccio e che han cor.Ogni cosa è sudor nostro,/ noi disfar, rifar possiamo;/ la consegna sia: sorgiamo/ troppo lungo fu il dolor.Il riscatto del lavoro/...Maledetto chi gavazza/ nell'ebbrezza dei festini,/ fin che i giorni un uom trascini/ senza pane e senza amor.Maledetto chi non geme/ dello scempio dei fratelli,/ chi di pace ne favelli/ sotto il pie dell'oppressor.Il riscatto del lavoro/...I confini scellerati/ cancelliam dagli emisferi;/ i nemici, gli stranieri/ non son lungi ma son qui.Guerra al regno della Guerra,/ morte al regno della morte;/ contro il dritto del del più forte,/ forza amici, è giunto il dì.Il riscatto del lavoro/...O sorelle di fatica/ o consorti negli affanni/ che ai negrieri, che ai tiranni/ deste il sangue e la beltà.Agli imbelli, ai proni al giogo/ mai non splenda il vostro riso:/ un esercito diviso/ la vittoria non corrà. Il riscatto del lavoro/...Se eguaglianza non è frode,/ fratellanza un'ironia,/ se pugnar non fu follia/ per la santa libertà;Su fratelli, su compagne,/ tutti i poveri son servi:/ cogli ignavi e coi protervi/ il transigere è viltà. Il riscatto del lavoro/...

Vittorio Fantozzi di Taccone