martedì 13 maggio 2008

Arte & Rime_ Le Bellezze di Montecarlo

Ora che vecchio son diventato

spero che buona ancora abbia la mente,
di ricordare dove sono stato
e di fare capire a questa gente
che un paese uguale 'un ho trovato,
né a levante e nemmeno a ponente,
che lo potesse almeno assomigliallo
quel piccolo, grazioso Montecarlo.

Sembra posato sopra un piedistallo;
dalla pianura se lo stai a guardare
ti metti a dire: "O come han fatto a fallo?",
nessuno se lo pole immaginare
e ti vien la voglia visitallo
il suo teatro che non puoi scordare;
e a vedere la casa del Signore
quella davvero te lo tocca il cuore.

Lì c'è l'ingegneria, lì c'è il pittore
che gli donò la sua rara bellezza,
eppoi ci sono delle brave suore
per educare la sua giovinezza.
Un monumento di grande valore
è quella antichissima fortezza,
e di tant'altre bellezze è corredato
dei più celebri artisti del passato.

E dalla vigne è tutto circondato,
quelle che danno quel pregiato vino
e che da tutti viene ricercato
perchè ce l'ha un sapore sopraffino.
Poi c'han lo Sciabrì', c'hanno il Moscato,
tutte specialita del contadino,
fatto dall'uve di qualità assortita
che quanto più ne bevi e più t'invita.

Qualunque strada è sempre gremita
per andare a mangiare ai ristoranti,
che la cucina c'han tanto assortita
e di secondi qui ne trovi tanti.
C'hanno quella pietanza preferita,
quegli arrosti che son piccanti
che solo a Montecarlo troverai
e il suo sapore non lo scordi mai.

Ma quando queste rime leggerai
tanto ti prego di fare attenzione,
che con la penna non esagerai,
forse mancata è qualche spiegazione;
ma quando siamo vecchi tu lo sai
che il cervello se ne va in pensione.
E con questo vi saluto, o miei signori,
con tante scuse se c'ho fatto errori.

Gino di Taccone

InfoColle_ Grazie Montecarlo. Raccolte più di 1400 euro in un giorno per la lotta ai tumori

Grazie. Una parola abusata eppure inusuale al tempo stesso, diventata preziosa e costosa più di un debito vero e proprio. La gratitudine come la riconoscenza non sono più elementi della nostra educazione, pare anzi siano passate armi e bagagli nel campo delle virtù, come il coraggio, l'umiltà, la lealtà, l'onore, la fede e tante altre parole che, abbiamo imparato tutti, ci possono costare più di qualsiasi mutuo.
Qui il grazie non solo è dovuto, ma forse non basta. Lo scorso fine settimana, tra le 15 e le 19 di sabato e tra le 9 e le 12 di domenica - quindi nennemo in 24 ore - la vendita delle piante di azalea per conto della Associazione Valdinievole Lotta ai Tumori (www.asvalt.it) ha superato complessivamente la quota di 1400 euro (oltre 3 milioni delle vecchie rimpiante lire).
La Festa della Mamma, per la terza volta su suolo montecarlese, è stata l'occasione per compiere un gesto di grande e pratica solidarietà: non solo si è aiutata la ricerca e la lotta ai tumori, ma lo si è fatto a livello diretto e locale supportando l'attività di prevenzione nel circuito della Valdinievole, tra cui Pescia che, con il suo ospedale, è storico punto di riferimento naturale per molti tra noi abitanti di Montecarlo che gli devono, quando non le cure, i natali.
Insieme alle azalee i nostri concittadini hanno potuto ricevere informazioni sulle attività svolte in loco nel campo della ricerca, dell'informazione e della prevenzione attraverso il periodico informativo dell'Asvalt "Risonanze" di cui, d'ora innanzi, pubblicheremo le notizie di rilievo in questo campo.
Un grazie allora per questo gesto che conferma, per chi l'avesse non poco dimenticato, la nobiltà dei cuori della nostra gente, pronta ad aprire - di questi tempi - il proprio scosso portafoglio e borsellino per dare il proprio contributo fattivo alla lotta per la vita con l'arma sola ed invincibile dell'amore. Grazie.
Vittorio di Taccone

lunedì 12 maggio 2008

Arte & Rime_ I Disperati per Caso, Bravi per davvero



Vi presentiamo in anteprima il primo videoTube de IlTordoweb frutto di un montaggio, approssimativo per carità e perdonatecene, di più scene tratte dallo spettacolo teatrale che si è svolto domenica 11 maggio al Rassicurati. Spettacolo nato dalla collaborazione tra l'associazione teatrale And Or Margini Creativi e il gruppo giovanile Disperati per Caso che ha intrattenuto sapientemente il vasto pubblico con una passeggiata musicale nel novecento italiano, dagli anni trenta agli ottanta. Esibizione musicale e figurativa, dove ai testi cantati si sono associate coreografie in tema con il periodo storico attraversato dalle note. Spettacolo veramente bello di cui vi offriamo un sunto, in attesa di comuncarvi possibili repliche.

Il Puccini a Montecarlo giovinetto


domenica 11 maggio 2008

Memorie e Tradizioni_ "Siamo un Popolo di Pellegrini"


NOTIZIE SULLE FAMIGLIE PELLEGRINI.
DI FREDIANO PELLEGRINI.

Negli anni passati, per la rivista l’Eco della Piana, ho scritto spesso di storia locale.
E grazie alle notizie fornitemi dall’amico Sergio Nelli ho parlato di due delle famiglie più numerose di Montecarlo ed Altopascio, i Carmignani ed i Panattoni.
Non mi ero finora mai occupato della famiglia che porta il mio stesso cognome, i Pellegrini. Tale curiosità mi è stata sollecitata dalla scoperta di un omonimo, Frediano Pellegrini, vissuto alla metà del ‘500 nel borgo di Altopascio.
Sposato con Betta di Gabriello Banti, Frediano compare in atti pubblici alla fine del 1551, inizio 1552, a proposito di una dote e ad altre questioni legate a paci e compromessi con abitanti nel castello.
Questo cognome è molto frequente nelle sue varie versioni in Italia e non vi è città o paese della Toscana ove non esistano famiglie con questo nome.
Dalla consultazione dell’anagrafe e dell’elenco del telefono esso appare il cognome più numeroso nel Comune di Altopascio ed uno dei più frequenti in quello di Montecarlo, cosi come Pellegrini risiedono anche ad Orentano e Porcari, per non parlare dei confinanti Pescia e Chiesina, dove sono numerosi.
Sarebbe suggestivo pensare che il ramo dei Pellegrini che oggi abitano a Montecarlo-Altopascio sia da far risalire a mitici abitanti del distrutto castello di Vivinaia.
Come quel Ferro del fu Pellegrino, testimone di un atto di vendita di terre il 3 novembre 1253, o Pellegrini Forti presente il 31 dicembre 1264 nella chiesa di S. Andrea di Vivinaia al Consiglio Maggiore e Generale del Comune (1).
Tornando però dalla leggenda alla storia diremo che sugli alberi famigliari dei “Pellegrini” di Montecarlo, come sugli altri rami che da questa presero origine, ha lasciato memoria nel ‘600 il pievano Girolamo Pellegrini (2).
Egli dice “…la famiglia de’ Pellegrini di questo luogo , la quale vogliano alcuni che anticamente si chiamasse de’ Tolomei di Siena mediante un tal chiamato Pellegrino dalla peregrinazione e per aver celato il proprio nome per starsene incognito , già che fusse fuggito da Siena per alcuni rumori e sospetti ed accasatosi a Montecarlo ritenesse sempre il nome di Pellegrino… “.
Lo stesso Pievano continuava “….certissimo è che da Pellegrino chiamato di soprannome Pelle, esce un Matteo dal quale discendono tutte le famiglie, casate, e persone che portano i cognomi Pellegrini, Tolomei, o di Pelle…” ed inoltre “… e poiché questa famiglia e casata de’ Pellegrini, non solo è dell’antichissime di Montecarlo, ma da questa hanno origine tutte le casate principali di detto luogo…”.(3)
Certamente famiglia importante i Pellegrini a Montecarlo lo furono e nel corso dei secoli si imparentarono con molte delle altre casate notabili di Montecarlo (Tolomei, Bocciantini, Panattoni, Seghieri o Bianchi).
Acquisirono terreni e case, nel castello e nella campagna. A metà del ‘700 avevano abitazioni signorili a Montecarlo in via Roma, l’attuale casa di Piero Chiriconi, e quella sull’altro lato ai civici 42-44. (4).
I Pellegrini hanno lasciato negli anni i segni del loro passaggio nella toponomastica locale del territorio di Montecarlo, dalla Margine dei Pellegrini (5), alla località Pelli nel Poggio Baldino od al luogo detto a Pellicciotti, oppure della Fornace Pellegrini che ha dato il nome all’attuale località del Comune di Montecarlo.
L’importanza di questo casato montecarlese la si vedeva anche nelle opere di fede e di religione all’interno della chiesa di S. Andrea.
Insieme alla famiglia Tonietti, (Tognetti), i Pellegrini fecero erigere nel secolo XV , a destra dell’altare maggiore, l’altare dell’Assunzione . Tutto in pietra serena, ricco di ornati e bello nel suo stile corinzio, porta alla base sulla sinistra lo stemma in pietra dei Pellegrini, con le caratteristiche tre mezze lune e la banda orizzontale .
Tale altare, di cui ebbero il giuspatronato fino all’Ottocento, fu in seguito restaurato ed arricchito di una pittura ad olio raffigurante l’Assunzione al cielo della Vergine (6).
L’attaccamento alla Madonna della famiglia si evidenziava inoltre con l’obbligo di celebrare solennemente all’altar maggiore la festa dell’Assunta il 15 di agosto …”come festa di antica devozione della casa de’ Pellegrini”.
Ma non si può parlare dei Pellegrini di Montecarlo senza parlare di due delle persone che hanno fatto la storia di questa comunità: il Pievano Girolamo e la nobildonna Anna sposata Carmignani.
Girolamo Pellegrini nacque a Montecarlo il 27 febbraio 1603 da Antonio di Matteo Pellegrini. Fu nominato Pievano, a soli 24 anni, il 17 agosto 1627, succedendo allo zio monsignor Lazzaro Lorenzini, che aveva rinunciato all’ufficio di Pievano in favore del nipote. Girolamo guidò la chiesa di Montecarlo per 35 operosi anni di cui ha lasciato notizia nelle sopracitate memorie storiche. Negli anni del suo ministero Montecarlo ebbe un notevole numero di edifici dedicati al culto e le tradizioni e le pratiche religiose trovarono il massimo della loro espressione . Fra i fatti religiosi notevoli del suo tempo sono da ricordare la reintroduzione della Collegiata, lo sviluppo del convento delle monache aperto nel 1614, la traslazione del corpo di S. Vincenzino Martire (7), e il miracoloso salvamento della popolazione di Montecarlo dalla terribile peste del 1631 ad opera della SS. Vergine del Soccorso.
Girolamo Pellegrini mori a Montecarlo a 59 anni il 3 febbraio 1662 e fu certamente uno dei personaggi più importanti del suo tempo anche se a lui sono legati episodi che andrebbero storicamente studiati, dai forti contrasti con la famiglia dei Tolomei, (con cui i Pellegrini erano imparentati), a proposito dell’’istituzione delle ore canoniche della Collegiata di S. Andrea , all’unico episodio montecarlese riguardante l’Inquisizione, che ebbe per principale imputato Paolo Pellegrini, cugino del Pievano.(8).
L’altro personaggio degno di nota fra i Pellegrini di Montecarlo è quello della nobildonna Anna del fu Pier Andrea Pellegrini, vedova di Pier Francesco Carmignani.
Fu grazie al suo munifico contributo se il 1 maggio 1852, all’interno del monastero di Montecarlo, entrò in funzione la Fondazione Pellegrini-Carmignani, ente “ di pubblica istruzione con lo scopo della educazione morale, civile e religiosa delle fanciulle del Comune e Parrocchia di Montecarlo, per le quali unicamente ed esclusivamente fu istituita”.(9) La Fondazione Pellegrini-Carmignani ha svolto la propria benefica attività fino a pochi anni or sono, quando le ultime suore Stimmatine hanno lasciato il convento e l’edificio è passato in disponibilità al Comune di Montecarlo.
Ma il convento di Montecarlo aveva già conosciute altre Pellegrini: Maria di Paolo Pellegrini fu fra le prime fanciulle montecarlesi ad entrare in clausura nel 1614, e vi furono due superiore “Abbadesse” di questa famiglia, suor Maria Angiola nel 1668 e suor Anna Maria nel 1693.
Con il procedere degli anni ed il miglioramento delle condizioni economiche e sociali molti Pellegrini cominciarono a stabilirsi nel piano di Montecarlo , specialmente ad Altopascio.
I Pellegrini sono oggi inseriti nel ricco tessuto sociale dei due Comuni di Altopascio e Montecarlo. Qui svolgono molteplici attività economiche e produttive e partecipano alla vita politica ed associativa delle comunità, con alterne fortune ma con il medesimo impegno con cui il loro progenitore Ferro del fu Pellegrino dissodava i sassosi terreni delle coste di Vivinaia od accorreva a “parlamento” al duplice suono della campana della chiesa di S. Andrea.

Notizie pervenuteci grazie alla pubblicazione dal parte dell’Istituto Storico Lucchese, nel 1995, delle “Pergamene di Vivinaia, Montechiari, S. Piero in Campo” a cura del compianto dottor Mario Seghieri.


  1. Dalle “Memorie del Pievano Girolamo Pellegrini “ Montecarlo dall’anno 1627 all’anno 1662 “, trascrizione a cura di Maria Taci Scordo.

  2. “Memorie del Pievano Girolamo Pellegrini”, pag. 77 e seguenti .

  3. Dallo studio del dottor Mario Tori, “Case e Orti del Centro Storico Montecarlese nella prima metà del 700” risulta, che queste due abitazioni erano di proprietà del reverendo canonico Benedetto di Girolamo e dell’Alfiere Giuseppe, figli dell’Alfiere Pier Andrea del Tenente Benedetto di Antonio Pellegrini . L’abitazione posta al civico 42 confinava con una proprietà della famiglia Lorenzini, con cui i Pellegrini erano stati imparentati, e che ancora oggi conserva sul portone di accesso lo stemma Lorenzini con la graticola di S. Lorenzo.

  4. Anno 1732 Archivio Storico Montecarlo, ”danno dato”, (notizie fornitemi dall’amico Sergio Nelli) “alla Margine del sig. Alfier Pellegrini”; si tratta dell’edicola votiva sita lungo la via Contea a S. Salvatore, recentemente restaurata e oggi dedicata alla Madonna del Soccorso, e l’Alfier Pellegrini proprietario potrebbe essere il Giuseppe di cui alla nota (4). Anno 1738 Archivio di Stato di Lucca “Pellegrino di Andrea di Pellegrino Pellegrini detto Pellicciotto”.

  5. Dall’epigrafe sita sotto l’altare i restauri risultano risalire al 1603, mentre il quadro ad olio su tela della Vergine in atto di salire al Cielo avvolta in velo e veste bianca circondata da angioletti e cherubini fu dipinto dal pittore Cosimo Gamberucci nel 1610, (ipotizziamo su commissione di Antonio di Matteo Pellegrini padre del famoso Pievano ). Questo quadro è attualmente in fase di restauro e troverà nuovamente collocazione sull’altare dell’Assunzione, rivitalizzato nei suoi colori e nella sua tensione religiosa.

  6. Sotto l’altare maggiore di Montecarlo dietro una grata di stile barocco si trova un’urna contenente una statua di legno, al cui interno si trova il corpo di S. Vincenzino martire. Tale reliquia fu donata al pievano Girolamo Pellegrini nel 1650 da monsignor Taddeo Altini, sacrista del papa Innocenzo X. Per molti anni, fino al 1783, a cura della compagnia del SS. Sacramento, si celebrava con solennità la festa di questo santo il giorno 1 dicembre.

  7. Nel mese di giugno dell’anno 1657 nella casa canonica di Montecarlo di fronte al Pievano Girolamo Pellegrini e ad altri preti riuniti in ufficio inquisitorio furono interrogati diversi montecarlesi circa certi fatti accaduti per le feste di S. Pietro e Paolo dell’anno 1656. Principale imputato era Paolo Pellegrini accusato di aver composto e cantato in pubblico con l’accompagnamento della sua ghitarriglia versi scurrili ed ariette oscene nei confronti di un predicatore della devozione verso S. Antonio e avere pronunciato parole poco rispettose nei confronti di suo cugino il Pievano. Paolo Pellegrini fu arrestato ed incarcerato a Firenze nelle carceri dell’inquisizione, per quanto le varie testimonianze tendessero a farlo passare per persona burlona e poco attendibile, (…. “detto Paulo persona solita a spropositare… oppure…..dice le sue cose tanto alla pazza che non si può fare a meno di ridere “, ma nello stesso tempo come unico responsabile dei fatti accaduti.

  8. L’iniziativa di aprire un educandato per signorine all’interno del monastero partì da alcuni notabili di Montecarlo nel 1842 a seguito delle conseguenze dovute alle soppressioni napoleoniche dei conventi. Ma fu solo grazie alla generosa donazione di Anna Pellegrini che furono trovati i fondi, (ben 4000 scudi), che permisero al Governo toscano di autorizzare la creazione di un istituto per l’istruzione delle figlie del popolo all’interno dell’ex-convento di clausura.

(QUESTO ARTICOLO E' GIA' STATO PUBBLICATO QUALCHE ANNO FA' SUL MENSILE L'ECO DELLA PIANA DELL'EDITORE MARINARI)



In Libreria_ Massimo Donà "Filosofia del Vino" Bompiani 2005



Un bellissimo viaggio nel labirinto della filosofia guidati dal sublime nettare di Dioniso. Utopia? No, tutto ciò pare possibile grazie a questo singolare saggio di Massimo Donà, docente di filosofia all’università San Raffaele di Milano ed indubitabile amante del celebre latte d’autunno. Il breve saggio è dedicato all’indagine sui nessi tra filosofia e vino ed al rapporto che avevano con esso i principali uomini di pensiero della storia, dai socratici ai bevitori erranti del novecento, passando per S. Agostino, Descartes, Boudelaire e Nietzsche… In una battaglia combattuta a colpi di spada tra l’apollineo e il dionisiaco, l’autore riesce a divincolarsi agevolmente tra le scintille prodotte da quest’eterno conflitto ed offrirci un “sobrio” epilogo che può essere riassunto nella celebre massima attribuita dalla novellistica medievale a Federico II di Svevia: “miglior cosa è si misura”. In definitiva solamente attraverso l’assunzione in modo equilibrato del nettare caro a Dioniso sarà possibile apprendere appieno le sue velate potenzialità ed iniziare a peregrinare con la mente accompagnati dalla sua dolce melodia. Solo in tal modo potremo varcare la soglia che divide la routine dal sogno, metterci in contatto con l’alterità ed aprire i nostri sensi a quel pensiero nomade che è l’unico portatore di vere “ebbrezze”…

Dario Donatini

Il Colle dello Sport_ Vi presentiamo il club degli sciatori montecarlesi

Vi presentiamo un blog preesistente anche a noi de IlTordoweb che narra le peripezie e le biografie sportive di un gruppo di giovani montecarlesi amanti dello sci e dello stare insieme. Il nome di questo gruppo è stravagante "Stiocco Sci Club" ed il loro blog lo trovate all'indirizzo http://stiocciosciclub.blogspot.com/ . Sebbene il Maggio inoltrato di oggi ci conduca sbracciati verso l'estate tanto attesa, ecco comunque un mondo innevato ed altrettanto soleggiato offerto a tutti gli appassionati dello sci. Non ci resta che augurarvi buona visita al blog degli sciatori Montecarlesi ed un altrettanto buona attesa per le nevi future...
Il Tordo allo Spiedo

venerdì 9 maggio 2008

InfoColle_ Per la Festa della Mamma regala un'azalea per la lotta ai tumori. Ecco dove


Un’azalea per aiutare la ricerca scientifica nella lotta contro i tumori. Questo il segnale simbolico dell’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, che questo week end colorerà le piazza di San Salvatore e di Montecarlo, con la vendita della piante di azalea in occasione della “Festa della Mamma”. L’evento, curato dai sostenitori locali della Asvalt (associazione valdinievole lotta ai tumori) che ha tenuto nel marzo scorso un convegno informativo al Teatro dei Rassicurati con il sostegno della Als 2 di Lucca e Asl 3 di Pistoia, vedrà allestiti i propri gazebi sabato pomeriggio a San Salvatore in piazza Matteotti dalle 15 alle 19 e domenica mattina a Montecarlo in piazza Carrara dalle 8 alle 12:30. Assieme alla azalea sarà distribuito materiale informativo sull’attività dell’associazione e sullo stato della ricerca scientifica. Per informazioni, prenotazioni e sostegno all’attività svolta ai gazebi Vittorio Fantozzi Tel 3288716492.

giovedì 8 maggio 2008

InfoColle_ Il Saluto del Sindaco di Tougouri alla comunità Montecarlese



Rientra in Burkina Faso dopo un breve periodo di soggiorno "istituzionale" l'amico e fratello Sindaco di Tougouri Charles Issaka Kafando. Dopo aver partecipato al forum internazionale organizzato dalla Provincia di Lucca ed aver visitato Montecarlo sul finire di Aprile, ieri il Maire d'Africa ha salutato l'Italia e ci ha lasciato un saluto del tutto personale dedicato alla comunità montecarlese, sostenitrice ed animiatrice di questo rapporto intimo oltre l'umano - basta leggere le puntate di Paolo Miniati nei post degli ultimi tre mesi per accorgersene - tra le due comunità. Noi possiamo solo ricambiare idealmente il saluto nella certezza si tratti di un semplice, sentitissimo, arrivederci.

Scipione di Paolino

martedì 6 maggio 2008

IN LIBRERIA_MARCO TARCHI, L'ITALIA POPULISTA, DAL QUALUNQUISMO AI GIROTONDI, IL MULINO, 2003


Un nuovo vento soffia sull’Italia, quello populista. L’innegabile successo elettorale della Lega Nord, la costante crescita numerica degli adepti di Beppe Grillo e il non trascurabile passo in avanti fatto dai dipietristi alle ultime elezioni hanno infatti scaturito un intenso dibattito tra i politologi a riguardo di quello che è stato definito da molti studiosi “l’ospite inquietante” della democrazia, perché visto come una mina attentatrice alle tradizionali istituzioni democratico-parlamentari della repubblica. Per questo è tornato d’attualità un interessante saggio sul populismo pubblicato nel 2003 da Marco Tarchi, docente di Scienza della Politica all’università di Firenze. Dopo una breve analisi di tale concetto (che sembra però sfuggire ad ogni definitiva etichettatura) e dopo averne elencato gli aspetti caratterizzanti, Tarchi pone l’attenzione al populismo italiano tracciando, in maniera ben delineata e davvero scorrevole, una breve storia di questo fenomeno scovandone le radici e definendone man mano i personaggi che, seppur in maniera diversa, lo hanno periodicamente risvegliato. Tra questi troviamo indistintamente uomini di destra e di sinistra, perché, come gli addetti ai lavori sanno, il richiamo al popolo da parte di un leader travalica le tradizionali divisioni ideologiche e può toccare in maniera indistinta e trasversale tutta l’arena politica. Il fenomeno populista, come illustra egregiamente Tarchi, affonda le proprie radici nel fascismo e torna in auge nel primo dopoguerra col movimento qualunquista di Guglielmo Giannini e con lo stile plebeo e plebiscitario del “Comandante” Achille Lauro, sindaco di Napoli negli anni cinquanta e che ad avviso dell’autore offre il perfetto identikit del leader populista. Gli attuali politici che incarnano l’idealtipo del capo populista appaiono invece Silvio Berlusconi, Marco Pannella, Umberto Bossi e Tonino di Pietro. Cosa accomuna questi leader e cosa invece li differenzia è spiegato esaurientemente nel libro del nostro politologo senza faziosità alcuna e senza false retoriche, ma nonostante il populismo sia un fenomeno variegato e multiforme una cosa appare certa: se, come scrive Tarchi, “il terreno del populismo è reso fertile dalla crescente insoddisfazione per il funzionamento della democrazia e dalla crisi morale che interessa la politica” appare scontato che il ritorno in auge di questo fenomeno attesta l’incapacità da parte dei politici di far fronte alle istanze dei comuni cittadini ed evidenzia il crescente disagio di molti italiani verso la tradizionale politica istituzionale, le sue regole ed i suoi riti.

Dario Donatini.