venerdì 20 giugno 2008

Storia & Tradizioni_ San Piero in Campo IV




Ancora foto su San piero in Campo oggi:

giovedì 19 giugno 2008

mercoledì 18 giugno 2008

Storia & Tradizioni_ San Piero in Campo III



Vista attuale del campanile di San Piero e vista "dal" campanile di San Piero in direzione Montalbano.

lunedì 16 giugno 2008

Storia & Tradizioni_ E San Piero sia...II



Ancora foto prese in prestito dall'Archivio dell'Amico Giorgio.

sabato 14 giugno 2008

Storia & Tradizioni_ E San Piero sia



L'amico "Divino" con il suo post su San Piero ci ha ricordato che il prossimo 29 giugno è la festa di San Pietro e Paolo. Questa ricorrenza, oggi sconosciuta a Montecarlo, ricorda a molti la festa e fiera che in quel giorno si svolgeva intorno alla Pieve di San Piero in Campo, (San Piero e non San Pietro: la storia la fanno i popoli e non gli esperti).
Ma questi ricordi fanno affiorare nella mente anche tante altre cose: dalla millenaria Pieve oggi riscoperta, alla Villa Capponi con molteplici fatti storici sconosciuti ai più, ma sopratutto la Fattoria con i suoi depositi ed i suoi poderi, la vita contadina, il circolo Enal.
E le leggende: dalla gallina delle uova d'oro al "piazzale dei duelli" sul confine con Veneri, dalla Golpaia al Ponte alle Lapidi.

Largo quindi ai ricordi scritti ed alle foto. (Mi permetto di inserirne qui alcune prese in prestito dall'archivio dell'amico Giorgio Pieraccini).

Ma poi largo al futuro. San Piero è un'altro luogo di Montecarlo che ha bisogno di essere ripensato, ristrutturato, riutilizzato, rivitalizzato.
Monsignor Vescovo a Lucca, (alla presentazione del volume sui reperti archeologici recentemente studiati), disse che auspicava un celere ritorno di San Piero in Campo alla disponibilità del culto per la Parrocchia di Montecarlo , ma che San Piero poteva svolgere anche un ulteriore ruolo per le nostre comunità.
Prego perchè gli si voglia risparmiare "un'altra inaugurazione per la prossima primavera" ma auspico che per quella data si concretizzi un progetto di utilizzazione: condiviso, fattibile, utile.
(Magari ci ritroviamo il 29 giugno 2009 a fare una bella corsa con i sacchi . . . . come una volta.)

venerdì 13 giugno 2008

Storia & Tradizioni_ Ottava di Simone Seghetti




La millenaria chiesa ebbe pur scampo
dalla grama perfidia d’Uguccione,
e dall’incendio di S. Piero in Campo
servia tutt’oggi la popolazione.
Bruta una mano di cattivo stampo
ha sigillato l’antico portone,
mandando il pastore co’ credenti
a dire Messa fuori ai quattro venti

Simone Seghetti, 1968, poeta estemporaneo montecarlese

Storia & Tradizioni La Pieve di San Piero in Campo



La pieve di San Piero in Campo sorge alla sinistra del torrente Pescia Minor (attuale Pescia di Collodi) in una zona pianeggiante posta alle estreme propaggini occidentali della Valdinievole ed a pochi chilometri a meridione della Cassia Minor, una delle più importanti strade della Toscana antica e medievale, alla sua uscita dalla valle in direzione di Lucca. Recenti scavi fanno risalire l’originario edificio di culto addirittura ai tempi dell’Impero romano. La pieve giace, infatti, in una zona che per toponomastica afferma la sua più schietta romanità. Esisteva infatti in quei pressi il castrum Veneris (Veneri) ed il delubro Fanum Martis nella regione Marsualla (Marzalla).
Essendo fuor di dubbio che la chiesa di S. Piero sia una delle più antiche (se non la più antica) della Valdinievole, è presumibile che sia sorta alla fine del IV secolo, quando l’imperatore Arcadio ordinò la demolizione di tutti i templi pagani che ancora di si trovavano nelle campagne; volendo in questo modo metter fine alle rinascenti superstizioni contadine. Fu forse in questa occasione che si distrussero i templi di Veneri e del Castellare. Se queste due località, in mezzo alle quali trovasi la chiesa di San Piero, nell’epoca romana erano due centri di culto di divinità pagane, è evidente che le località stesse erano molto abitate oppure molto frequentate per essere attraversate dalla via Cassia; ragion per cui si doveva sentire il bisogno di edificare in quel luogo un tempio per il culto cristiano.
E’ noto che solo a partire dal IV secolo si cominciò ad assegnare un vero e proprio titolo alle chiese, prima definite semplicemente “case del Signore”. Così, solo a partire dal IV secolo si iniziarono ad intitolare le chiese a Salvatore (quindi, ancora al Signore) oppure a Pietro, principe degli apostoli del Cristo. E, solamente dopo il concilio di Efeso del 431 che riconobbe la Madonna come madre di Dio e quindi consacrò ufficialmente il culto della vergine, si iniziarono a dedicare chiese anche a Maria. L’intitolazione di questa pieve a San Pietro, quindi, non farebbe altro che confermare la straordinaria antichità di questo luogo di culto.

La chiesa, che per secoli ha versato in stato di grave abbandono, grazie ad un intenso lavoro di restauro è stata interamente recuperata e presto verrà riutilizzata per lo svolgimento delle funzioni religiose. Si tratta di uno tra i più dei splendidi edifici ecclesiastici in stile romanico di tutta la Toscana anche se l’edificio originale risale all’epoca tardo-antica. Secondo la tradizione fu una delle 28 Pievi Battesimali consacrate da S. Frediano Vescovo nel VI secolo ma i primi documenti certi che comprovano l’esistenza della chiesa risalgono all’846 ed al 913. Una bolla papale di Innocenzo IV del 1252 rivela la singolare considerazione che avevano di essa i Sommi Pontefici. Nel documento vengono elencate le chiese ad esse soggette: la chiesa di S. Marco del Cerruglio, la chiesa di San Salvatore, la chiesa di Santa Maria della Stradicciola (oggi Marginone) e quella di San Michele alle Spianate. Nel 1314 il borgo di San Piero in Campo venne distrutto dalle truppe di Uguccione della Faggiola, di conseguenza la pieve venne perdendo sempre più molta della sua antica importanza. Nel 1383, infatti, il vicario del vescovo di Lucca constatò che la chiesa sorgeva in un luogo abbandonato e totalmente distrutto. Con una bolla pontificia di Gregorio XII datata 29 luglio 1408 si trasferì e si riunì la pieve di San Piero in Campo, con tutti i suoi diritti e privilegi, nella chiesa di S. Andrea in Montecarlo. Privata del suo antico splendore, la chiesa di San Piero in Campo venne affidata per un lungo periodo a cappellani dipendenti dal pievano di Montecarlo ma non doveva esser bene conservata se un documento del 1486 attesta che la chiesa ospitò la bottega di un artigiano lombardo. Nel 1508 la Pieve con i suoi beni fu concessa a livello perpetuo alla nobile famiglia fiorentina dei Capponi, la quale restaurò l’edificio di culto nel 1509. Nel 1720 la villa annessa alla chiesa, divenuta residenza di campagna dei Capponi, ospitò Maria Violante di Baviera, vedova del Granduca Ferdinando di Toscana. Per tutto il XIX secolo non si hanno più notizie della chiesa anche se sappiamo che nel 1907 crollò il tetto, ma i restauri del 1908 non furono eseguiti con il rigore e l’accuratezza richiesti per un monumento di tanto pregio, così la chiesa subì danni irreparabili, anche se la copertura data dal tetto fu assicurata. Nel 1925 la chiesa venne addirittura adibita a granaio e solo nel 1947 furono effettuati i primi importanti lavori di restauro. Negli anni ’70 venne acquisita dalla Diocesi di Pescia e nel 1982 la Soprintendenza di Pisa eseguì un completo rilevamento dell’edificio. Gli attuali lavori di restauro porteranno presto al recupero dell’edificio sacro.

Per quanto riguarda le nozioni artistiche c’è da dire che l’edificio romanico è stato eretto nel XII secolo e presenta un’armoniosa facciata in pietra serena ed un portale in marmo bianco. L’aula è a tre navate, divise da nove colonne ed un pilastro che sostengono le campate di archi della facciata dell’abside mentre la torre campanaria sembra risalire ad un’epoca precedente il XII secolo. Per quanto riguarda l’architettura e le decorazioni è tra le più integre della Valdinievole, così da offrirsi come modello di edificio romanico originale in tutte le sue parti.

I recenti scavi archeologici condotti dall’archeologo Ciampoltrini hanno portato alla scoperta dell’impianto originario di una chiesa databile tra il IV ed il V secolo d.C. e di una seconda risalente al IX secolo (vedi foto). In particolare i lavori archeologici hanno riportato alla luce un’aula molto vasta con una grande abside affiancata da una cappella battesimale anch’essa absidata, all’interno della quale è stato ritrovato un fonte battesimale di epoca tardo-antica. Il complesso che è stato rinvenuto si presenta dunque come il primo grande insediamento cristiano sorto sulla direttrice della Cassia Minor e fa della Valdinievole una delle prime regioni cristianizzate di tutta la Toscana.


FONTI:
M. G. ARCAMONE, La toponomastica tra e intorno alle due péscie, in A. SPICCIANI (a cura di) Guadi della Cassia, terre di confine tra Lucca e il Granducato di Toscana, Pisa, Ets, 1997.
I. MORETTI, Il romanico della Valdinievole tra Lucca e Pistoia, in Atti del convegno sulle parrocchie e sulle pievi della Valdinievole, (Buggiano Castello, giugno 2005), Buggiano 2006.
U. MORI, Storia di Montecarlo, edizione rivista a cura di M. SEGHIERI e G. TORI, Lucca, Nuova Grafica Lucchese, 1971.
R. PESCAGLINI MONTI, Il sistema delle pievi della Valdinievole “lucchese” fino al XIII secolo, in Atti del convegno sulle pievi e sulle parrocchie della Valdinievole fino alle Rationes decimarum Italie (Buggiano Castello, giugno 2005), Buggiano 2006.
N. RAUTY, Dedicazione delle pievi e delle parrocchie della Valdinievole al tempo delle decime della sede apostolica (seconda metà del secolo XIII) in Atti del convegno sulle pievi e sulle parrocchie della Valdinievole fino alle Rationes decimarum Italie, (Buggiano Castello, 2005), Buggiano 2006.
E. REPETTI, Dizionario storico-geografico della Toscana, Vol. I-II-III-IV-V-VI, Firenze, Federazione casse di risparmio della Toscana, 1972, (18431).
E. SALVINI, La viabilità della Valdinievole nel periodo antico ed in epoca moderna, in Atti del convegno sulla viabilità in Valdinievole dall’antichità ad oggi, (Buggiano Castello, giugno 1981), Buggiano 1982.
R. STOPANI, La Via Cassia nel Medioevo: una alternativa alla via Francigena, in A. SPICCIANI (a cura di) Guadi della Cassia, terre di confine tra Lucca e il Granducato di Toscana, Pisa, Ets, 1997.
T. SZABO’, Comuni e politica stradale in Italia e in Toscana nel Medioevo, Bologna, Clueb, 1992.
J. PLESNER, Una rivoluzione stradale del Dugento, Firenze, La Seppia, 1980, (19381)
G. CIAMPOLTRINI, La città e la pieve. Paesaggi urbani e rurali di Lucca fra tarda antichità ed alto medioevo in G. CIAMPOLTRINI (a cura di) San Pietro in campo a Montecarlo. Archeologia di una “Plebs Baptismalis” del territorio di Lucca, Fondazione cassa di risparmio di Lucca, 2007
S. NELLI, opera omnia

Dario Donatini

Pensieri Liberi_ Bentornata!


Bentornata Foto Federica Del Bino. Dal 1 giugno, dopo circa otto mesi di "forzato" riposo, è tornata a far parte della compagine dei Vigili Urbani del Comune di Montecarlo la Signora Federica Del Bino.
Federica, che ha già prestato servizio a Montecarlo, pre tre anni è adesso definitivamente Agente della Polizia Municipale.
Da parte dei colleghi e degli amici paesani un bentornata, per gli automobilisti indisciplinati un "attenti" perchè dietro quell'aria di tranquilla simpatia troverete una persona decisa e professionalmente preparata.

giovedì 12 giugno 2008

Arte & Rime Libere_ Quando si resta soli...



QUANDO SI RESTA SOLI

Ho passato tanti anni nella vita
Con una speranza che tenevo al cuore:
di avere una famiglia riunita
piena di volontà, piena d’amore.
Oggi invece ci tengo una ferita
Che di continuo me lo dà un dolore
E che nessuno me lo può colmare,
fino alla tomba lo dovrò portare.

Si, ho cercato di dimenticare
Ma una visione ho sempre davanti:
era una donna che ‘un posso scordare,
fin da bambini si divenne amanti.
Sempre mi sembra sentirla parlare
E di vedermi quell’occhi brillanti
Che l’aveva per dono di natura
Quella grandiosa donna casta e pura.

Tu sapessi la vita come è dura
Qualndo la compagnia più non c’hai
E che sei giunto a un’età matura
Credi scordarla non lo potrò mai.
Tutte le cose mi facea con cura
In tutti gli anni che insieme passai.
Quelli erano anni, quella era la vita
Ma troppo presto credimi è finita.

Ora non trovo più cosa gradita
Per ridare la pace a questo cuore
E poterla guarì quella ferita;
ma tanto tanto pregherò il Signore
che mi faccia passare all’altra vita,
così calmare si potrà il dolore
quando trovata riavrò la bella
perché da questo cuore ‘un si cancella.
Taccone, 1979