venerdì 13 marzo 2009

DAI NOSTRI INVIATI IN BRASILE


Quando l'amico Frediano mi ha invitato a scrivere sul blog, mi sono chiesto il perché. Io sono pesciatino, non ho parenti a Montecarlo e abito a Porto Alegre, Brasile. Quindi, in teoria, niente a che vedere con "Il Tordo". Forse per voi può essere interessante leggere le impressioni di un emigrato moderno o come si vive aldilà dell'oceano.

Bene, come primo e breve post, posso dirvi che il luogo dove abito non coincide per niente con lo stereotipo brasiliano. Quando mia madre (sono tentato di scrivere nella mia vera lingua, cioè "la mi' mamma" o "mi'
ma' ", ma per ora mi attengo alle regole dell'italiano) mi telefona, a volte mi dice di incontrare persone che quando chiedono di me e ricevono la risposta della mia attuale dimora, esclamano un "buon per lui!". Io m'immagino il motivo: loro mi vedono su una spiaggia, bevendo acqua di cocco e -- in assenza della moglie -- due mulatte che mi fanno vento con due enormi foglie di palma. Dite la verità: l'avete pensato anche voi. E invece cari lettori non è affatto così. Probabilmente c'è anche chi lo fa, ma sfortunatamente io non posso permettermi di passare l'anno nella più assoluta pigrizia. E così devo darmi da fare, come la stra-grande maggioranza delle persone in qualsiasi parte del mondo. In più, anche se volessi, non sarei nella parte brasiliana più consona all'attività di villeggiante marino per 365 giorni l'anno. Infatti lo stato del Rio Grande do Sul di cui Porto Alegre è la capitale, è lo stato più meridionale del Brasile, e quindi tra i più freddi del Paese. Potete anche non crederci, ma qui d'inverno può nevicare: non cade certo la neve come sulle Alpi, ma già il fatto che sul Paese del samba cadano fiocchi bianchi, per qualcuno di voi potrebbe essere già una notizia.

Mi sono accorto ora che non mi sono neanche presentato: mi chiamo Alessandro, nel 2009 compirò quarant'anni (è la prima volta che lo scrivo e mi fa un certo effetto), 35 dei quali vissuti a Pescia ed il resto a Porto Alegre e nella vita faccio il professore d'italiano. Con l'andar del tempo -- se vorrete -- ci conosceremo meglio, vi parlerò di alcuni aspetti della vita qua o di cose curiose. Cercherò di essere presente con notizie nuove, ma Frediano sa già che potrà postare alcuni miei scritti pubblicati in altra sede.

Tornando alla mia domanda iniziale, è proprio Frediano che mi fornisce la risposta. Lui è diventato mio amico dopo che mi sono trasferito:
prima era semplicemente il cognato di una mia amica. Quest'aggeggio che si chiama computer ha fatto sì che due persone semplicemente conoscenti quando abitavano a due chilometri di distanza, diventassero amiche quando i chilometri che li dividono sono più di diecimila. Se è accaduto con Frediano, perché non può accadere anche con voi? Ecco perché ho accettato, sperando di potervi presentare un'interessante panoramica di un mondo geograficamente lontano da voi ma che è più vicino di quanto si pensi.

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