venerdì 6 marzo 2009

PIERO PAOLICCHI_LA MORALE DELLA FAVOLA, ETS, 1987


Dove non c’è alternativa non c’è conoscenza, bensì puro dominio delle leggi della natura. Si dà conoscenza soltanto laddove si concepisca la possibilità di mondi diversi e si confronti il mondo reale con essi. Conoscere vuol dire scegliere, in base al confronto, dove si colloca il mondo reale nella schiera dei mondi possibili – Toraldo di Francia



L’uomo è per sua natura un essere storico: l’uomo abita storie, ogni civiltà è l’intreccio di storie, non viviamo che attraverso le storie. In questo denso libro, un vero pozzo di idee, lo psicologo sociale Piero Paolicchi riesce a illustrare molto bene l’importanza delle storie per la vita di ogni essere umano. Esse sono il modo privilegiato per conoscere la realtà e per affrontarla, costituiscono le forme di stabilizzazione dell’esperienza, sono il mezzo privilegiato di ogni forma di educazione. E’ proprio mediante la narrazione di storie, infatti, che il bambino impara fatti e vicissitudini della vita umana. Esse infatti vengono tratte dal contesto in cui si vive, poiché nessuna storia è del tutto inventata. Ciò ne favorisce la loro comprensibilità e ne accentua il valore semantico. Le storie raccontate ad un bambino ne costituiscono il fondamento dell’identità. Esse producono mondi, in-segnano (lasciano segni tangibili nella psiche) e offrono nuovi orientamenti e motivi per agire. Senza di esse, infatti, dispensatrici di valori e significati, l’uomo si troverebbe senza punti di riferimento, indispensabili per qualunque azione. Il senso di smarrimento in cui versa l’uomo di oggi, espressione dall’analfabetismo morale, credo sia dovuto proprio alla mancanza di punti d’appoggio. E tali “ancore” non possono essere che gettate dall’educazione, che implica una dialettica, quindi una narrazione e dunque una storia. Ecco allora l’importanza della storia, atto morale ma allo stesso tempo creatore di morale. Educare però non significa imporre una verità, ma lasciare che essa venga interpretata e lasciata vivere nella mente di chi ascolta. L’importanza dell’educazione, specialmente in ambito pedagogico, è infatti quella di stimolare il bambino ad immaginare ed a renderlo più umano. La sua funzione peculiare, secondo Paolicchi, è proprio quella di offrire storie che servano a spiegare e progettare il mondo ed a stimolare desideri e momentanee soddisfazioni. Le storie possono essere al tempo stesso oasi di rifugio, miraggi fugaci o stelle polari. Raccontarsi storie è il modo privilegiato per comunicare realmente, cioè per realizzare il paradosso dell’educazione e di ogni rapporto umano: identificarsi e potenziare la propria differenza.

Dario Donatini

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